Himalaya, l'infanzia di un capo - Eric Valli

"In un villaggio sperduto nel Dolpo, nel cuore dell'Himalaya, la storia del vecchio capo Tinlé che, saputo della morte del figlio e sospettando della colpevolezza dell'ambizioso Karma, decide di organizzare egli stesso l'annuale carovana di yak per il trasporto del sale, in competizione con il giovane Karma. E' l'inizio di una straordinaria avventura: un viaggio a cinquemila metri d'altezza che metterà alla prova il coraggio e la determinazione di ogniuno e trasformerà il piccolo Passang, nipote di Tinlé in un nuovo capo."

Dedicato a coloro che riescono gettare lo sguardo oltre la montagna intesa come un cumulo di cime ma che vedono in essa vivere un mix di natura, paesaggio, genti e tradizioni. Non è esattamente di Appennino che stiamo parlando, ma della stessa sensibilità che anima gli escursionisti di ogni dove.

Himalaya, infanzia di un capo, film ormai non proprio recente ha tutte le caratteristiche per essere quasi un film decontestualizzato, come fuori dal tempo.

Già, perché così sono i territori himalayani, fuori dal tempo e fuori dallo spazio... L'idea di un pellegrino che attraversa le montagne inchinandosi ogni passo avendo davanti l'immensità di un tragitto senza fine è quantomai significativo per questo spaesamento. Uno spaesamento così tipico che ritroviamo nelle proporzioni del territorio che ritroviamo gioiosamente riflesso nel Buddhismo Tibetano.

Un film delicato, sottile ed imponente allo stesso tempo. Duro per certi aspetti se non cruento ma umano... Dove il gesto, quello di un saluto portato con la fronte, avvicina le anime fragili nella continua lotta contro il vuoto sterminato del paesaggio e perché no... dell'esistere.

Fotografia dei paesaggi curati con maestria e amore contrastano con la durezza della montagna e la fragilità dell'essere umano messe a confronto in un quadro immenso dipinto a colori pastello.
Un film profondo, emozionante, stimola le riflessioni su quelli che sono i momenti chiave dell'esistenza senza mai proporre alcuna risposta preconfezionata...

La colonna sonora scritta da Bruno Coulais risulta piacevole ma fondamentalmente rispecchia ancora un modo del tutto occidentale di interpretare le melodie ed ascoltare certi suoni.

Un ottimo film da vedere soprattutto sul grande schermo, nelle piccole sale d'essai, ma benissimo anche a casa, da soli o qualche selezionata compagnia per discuterne subito dopo, a caldo quando le emozioni sono ancora corde vibranti...

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