La fascia subalpina

Scritto da Martedì, 12 Giugno 2012 15:02

Le specie forestali caratteristiche della fascia subalpina sono il pino cembro ed il pino uncinato (più raro), il larice e l’abete rosso. I boschi tipici di questa fascia di vegetazione hanno come limite superiore il limite della vegetazione arborea.

Inquadramento floristico...

Le specie forestali caratteristiche della fascia subalpina sono il pino cembro ed il pino uncinato (più raro), il larice e l’abete rosso.
I boschi tipici di questa fascia di vegetazione hanno come limite superiore il limite della vegetazione arborea. Una caratterizzazione climatica risulta particolarmente difficile poiché il clima e l’ampiezza altitudinale della fascia alpina variano a seconda della posizione e della esposizione delle singole catene montuose.
Il bosco ha l’aspetto tipico della taiga, con il sottobosco costituito da boscaglie, arbusti, frutici di brughiera e specie erbacee che ne completano la fisionomia.

Le specie della fascia subalpina si trovano a vivere in condizioni climatiche ed edafiche molto difficili:

  • la stagione vegetativa è più breve, imponendo così ritmi di accrescimento più veloci;
  • maggiore frequenza di gelate e sbalzi termici fuori stagione, con conseguenti danni ai germogli e ai coni in sviluppo, con conseguente minore capacità di propagazione per seme;
  • maggiore esposizione ai venti di quota, con conseguente aumento della traspirazione. Inoltre sul limite della vegetazione arborea, il vento carico di particelle di neve ha un effetto smerigliatore sulle piante;
  • la copertura nevosa attenua l’esposizione al gelo, ma se perdura per periodi prolungati riduce il periodo vegetativo e aumenta l’insorgere di malattie fungine;
  • il congelamento del terreno oltre a contribuire a ridurre il periodo vegetativo, può determinare scompensi idrici noti come “aridità fisiologica” nei giorni di fine inverno. Quando, cioè, l’aria si scalda e la pianta si risveglia dal riposo vegetativo, ma le radici immerse in un terreno ancora ghiacciato non riescono ad assorbire acqua, entrando così in sofferenza;
  • le precipitazioni variano molto in funzione dell’esposizione delle catene montuose: generalmente si ha maggiore piovosità ai margini del sistema alpino, mentre si ha un clima più arido e continentale all’interno del sistema;
  • le condizioni del terreno, in particolare sui versanti risultano particolarmente difficili: pendenze elevate, movimenti di terra, maggiore erosione dovuta ai venti e all’azione dell’acqua sui terreni e nelle rocce per congelamento e scongelamento, ecc.

Le difficili condizioni di vita si evidenziano anche dalla semplice osservazione delle piante. Infatti le piante, all’aumentare dell’altitudine raggiungono altezze via via inferiori al normale. In particolare, negli ultimi 200 m dal limite della vegetazione arborea, la riduzione che prima si presenta più graduale (circa 1 m ogni 100 m di quota) si riduce più bruscamente (4-5m ogni 100 m di quota).

 

Bibliografia:
Bernetti G., 1995, Selvicoltura Speciale, Utet – Torino
Pignatti S., 1998, I Boschi d’Italia, Utet –Torino