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Ultima modifica: 30 Maggio 2015

Martedì, 12 Giugno 2012 17:07

Nascita delle montagne e tettonica a placche

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Come  scrissero due noti redattori  di LIFE, Lorus Milne e Margery Milne:
“Sono molte le cose sorprendenti in materia di montagna, ma forse ciò che  stupisce di più è proprio il fatto che  esse esistano.”

Trascorriamo sempre più tempo  al chiuso,  ci stiamo  abituando a vivere in ambienti  sempre più stretti e claustrofobici. Il nostro  sguardo non vaga  più verso  l’orizzonte e quando ci capita  di poter ammirare un panorama in effetti dobbiamo concordare con l’affermazione  di Lorus e Margery Milne. E’ sorprendente vedere elevarsi una montagna in fondo all’orizzonte, la dove si interrompe la pianura e cominciano i duri pendii frastagliati,  le scarpate, i picchi, le torri e le ripide pareti  di roccia.
E’ proprio in questi  casi che  la grandezza del mondo, l’immensità delle montagne, ci lascia rapiti da un incontrollabile  senso di meraviglia.

Anche la scienza ci lascia  sbigottiti con le sue  straordinarie rivelazioni. In particolare la geologia ha raggiunto una conoscenza tale delle montagne che  in primo luogo si può esser certi di una cosa: quelli che  consideriamo i grandi rilievi del pianeta sono  il frutto di forze incommensurabili e che  agiscono su tempi cronologici  lunghissimi  (i così detti tempi geologici). Si tratta  di spinte,  movimenti e scontri fra masse rocciose che  avvengono con una lentezza impercettibile. E’ per questo motivo, probabilmente, dall’antichità fino ai tempi più recenti  che  si sono  considerate le montagne come  entità  perenni ed immutabili. Infatti è da appena una quarantina d’anni che  gli scienziati sono  riusciti a formulare  un modello teorico  in grado  di spiegare in modo unitario i vulcani, i terremoti  e la formazione delle montagne.

I primi dubbi sull’immutabilità delle montagne emersero con i ritrovamenti  dei fossili intrappolati fra gli strati rocciosi  delle alte vette.  Questi  dubbi rimasero tali addirittura  fino alla metà  del ventesimo secolo durante il quale  si cominciò a farsi chiarezza in modo scientifico origine e la nascita delle montagne (orogenesi: oros=  monte;  génesis=nascita).

Le teorie orogenetiche comprendono ad oggi un gran numero di ipotesi delle quali alcune ampiamente verificate  altre ancora aspramente contestate o invalidate.  Il dibattito sui fattori che concorrono alla formazione delle montagne è ancora aperto e gli studi certamente non sono completi.

nascita-delle-montagne-e-tettonica-a-placche_page1_image1Paradossalmente a contribuire  alla comprensione dei lenti movimenti della crosta terrestre sono  stati i fondali marini i quali sono  di origine molto diversa rispetto  alle terre emerse. Essi sono  costituiti da rocce  molto più recenti  (200 milioni di anni, contro i 4 miliardi di anni delle rocce  continentali più antiche). Le rocce  di cui sono  costituiti i fondali marini sono  formati prevalentemente da rocce  basaltiche, sono  per questo più densi  e pensati delle rocce continentali che  hanno, invece,  composizione granitica.  Inoltre la litosfera (quella  che consideriamo comunemente crosta terrestre) ha spessore di appena 65 km circa in prossimità dei fondali oceanici mentre ha uno spessore che  può giungere fino addirittura  ai 400 km di profondità  in prossimità delle zolle continentali. La spiegazione di questa differenza risiederebbe nel fatto che  le rocce  continentali, più leggere rispetto  alle rocce  basaltiche dei fondali oceanici, tenderebbero a galleggiare sul mantello  di materiali fluidi di cui sarebbe costituita  la così detta astenosfera.

Grazie  alle ricerche fatte sul fondo degli oceani nacque la teoria  della tettonica delle zolle crostali dette  anche placche. Una placca è una porzione di litosfera larga centinaia o addirittura migliaia di chilometri che  come  una zattera galleggia sul mantello  fluido terrestre portando su di essa la massa continentale più leggera. Le più grandi placche sono  la placca nordamericana costituita  dal Nord America e parte  del fondale  dell’Oceano Atlantico settentrionale; la placca antartica, la placca africana e la placca eurasiatica.

Le dorsali medio  oceaniche sono  il margine di separazione tra due placche contigue. Lungo queste dorsali si formerebbe per continua e lenta produzione nuovo materiale roccioso. L’interposizione di nuovo materiale roccioso farebbe si che  le zolle continentali sembrino allontanarsi fra di loro spinte  dalle forze generate dalla formazione di nuovo fondo oceanico. Non essendovi vuoti fra una placca e l’altra il movimento si propaga a tutte le placche, che  si allontanano, si scontrano o si urtano, con conseguenze determinanti per la configurazione della superficie terrestre.

Possiamo riassumere tre possibili situazioni:

- La prima situazione prevedrebbe che  due placche possano separarsi spinte  in due direzioni
di opposte nella stessa maniera di come  avviene lungo le dorsali medio  oceaniche. Proprio per l’apporto di nuovo materiale roccioso la placca medio  atlantica e la placca nordamericana si allontanano costantemente di circa cinque  centimetri  l’anno:

- Il secondo caso è quando due placche scivolano una fianco all’altra provocando come  effetto dell’attrito reciproco terremoti  di notevole intensità (come  nel caso della faglia di San  Andreas);

- Il terzo ed ultimo caso è quello che  ai fini della formazione delle montagne ci interessa maggiormente. Se i margini in collisione appartengono a due zolle continentali questi  prima si incastrano poi una delle due placche scivola  sotto l’altra. La parte  superficiale dei due fronti è schiacciata, piegata e sollevata formando catene montuose, mentre la parte  che  sprofonda si insinua  nel mantello  terrestre. Quest’ultimo  caso è il caso della nascita delle Alpi o della formazione della catena Himalayana.

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Giorgio Carrozzini

Consulente Web, Webmaster, esperto in siti web per odontoiatri. Per passione gestore di numerosi siti di montagna. Giorgio ama andare in montagna esplorando el numerose possibilità fuori e dentro di se... questo è il suo Blog!

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