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Ultima modifica: 30 Maggio 2015

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Venerdì, 06 Luglio 2012 20:26

Alpe di Succiso, il regalo più bello

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Questa è una storia che comincia più di un anno e mezzo fa. Quello che viene prima è ancora immerso nelle nebbie della dissuasione.

L'Alpe di Succiso dista da Roma 485 chilometri e non è certo meta da assecondare anche qualora questa fosse mera ossessione o semplice desiderio. Dell'Alpe di Succiso chi sa come, chi sa quando lessi che era la vetta più bella e paesaggistica di tutto l'Appennino Tosco-Emiliano. E quando si leggono questo genere di cose (vere o meno che siano), il seme della curiosità, dopo lungo svernamento fra meandri oscuri dell'inconscio prese forma in germoglio sempre più forte e vigoroso.

Quando nell'Aprile del 2011 Alessandro trovò il coraggio di propormi la salita all'Alpe di Succiso non potei che accogliere la sua proposta. Vero, ancora oggi guardo indietro quei momenti, perché sentivo che quando le cose si realizzano insieme, dopo averle lungamente progettate queste assumono ancora più significato.

Per quell'Aprile 2011 non tutto andò a finire nel modo giusto, una serie di piccole decisioni prese all'ultimo momento non ci consentì di concludere l'escursione e la cima rimase solo un miraggio lontano.

Alessandro ed Elena vivevano con me quella piccola sconfitta ma nessuno potè fare alcun tipo di recriminazione, venendo da lontano eravamo tutti abbastanza impreparati. Non conoscevamo il territorio e ci comportammo mediamente come un gruppo di dilettanti.

In quel momento Valeria vede la mia delusione e la fa sua... Aver sognato per tanto tempo quella cima, averla sfiorata e poi averla mancata per un mix indistricabile di errori era una sconfitta comune. Valeria “vive” con me quella delusione per mesi interi con l'intensità di chi aveva sperato in quei giorni di poterla salire insieme.

Mentre le nebbie si diradano dalla mia mente e mentre mi riprendo le mie certezze Valeria progetta in gran segreto di tornare all'Alpe di Succiso. Un segreto tenuto per mesi chiuso nel suo cuore. L'Alpe di Succiso sarà nostra per il mio 40° compleanno. Sarà nostra quel giorno e nel modo in cui l'avevamo sempre sognata.

A pochi metri dalla cima del Morrone, sui verdi prati dei Monti della Duchessa Valeria mi annuncia la magia e con un trucco da illusionista tira fuori dal cappello il suo regalo per il mio compleanno. Sono completamente spiazzato, colpito e allo stesso tempo fiero della donna che ha scelto di accompagnarmi nella vita.


Giovedì 5 Luglio 2012

Dopo una abbondante colazione lasciamo l'Hotel Cristallo in località Cerreto Laghi, sono le 8.00 di mattina e la temperatura dell'aria è perfetta. Non fa ne troppo caldo ne troppo freddo le scie degli aerei nel cielo non scompaiono, non c'è vento e la sensazione è che ci sarà tempo stabile per tutta la giornata.

L'obiettivo è ripetere la stessa salita dell'anno precedente tentando però di capire dove avevo sbagliato l'anno precedente.

Poco sotto il Passo della Scalucchia (1367 m) troviamo un piccolo parcheggio e un tavolino di legno, ci prepariamo rapidi quasi impazienti di trovarci immersi nel bosco. In prossimità della sterrata un segnale di divieto di transito. Questo è il sentiero (errato) che prendemmo l'anno precedente. Poco vicino la sterrata ci sono segni di sentiero: scarsi anzi scarsissimi. Un cartello indica il sentiero n. 667. Ricordo a memoria la relazione di Giuseppe Albrizio, perfetta non è possibile commettere errori. Si imboccano questi pochi segni di sentiero immersi fra le erbe alte. Poi all'improvviso il sentiero si fa più chiaro e definito. Una radura, due radure, e poi sugli alberi compaiono i segnavia.

Questo è il sentiero ideale per Valeria che ama la dolcezza delle vie ben segnate. Non ci sono sassi, non ci sono ostacoli da scavalcare. Si procede con passo regolare ma costante. Questo distingue il mio passo a volte irruento ed aggressivo dal passo di Valeria. Lei è costante, tignosa, non molla anche quando la fatica si fa pressante.

Il bosco ci protegge dal sole fino quasi a quota 1700 m. Quando usciamo dal bosco percorriamo un paio di svolte e subito davanti a noi si para il Monte Casarola e sulla destra l'Alpe di Succiso.

Sappiamo che ora viene la parte più impegnativa. Al sole e su questo pendio salire gli ultimi trecento metri di dislivello richiederà un po' di pazienza.

Le mosche e le zanzare sono un fastidio senza fine e stiamo li a cacciarle continuamente sembriamo due matti. Dalla Costa del Mainasco osserviamo il vallone sottostante, in fondo c'è la fonte del Capiola e la sterrata già percorsa. Ci rendiamo conto della portata dell'errore commesso l'anno precedente. Si tratta in verità di un errore stimabile in almeno 400 metri di dislivello e qualche chilometro di distanza.

Percorriamo la Costa del Mainasco fino a quota 1905 m. Qui un passaggio di primo grado su roccette e sfasciumi. Valeria si comporta in modo eccellente, addirittura sale più veloce di quanto non sia in grado di fare io. Le mie preoccupazioni svaniscono e finalmente non ci restano che percorrere gli ultimi 70 metri fino alla vetta del Monte Casarola (1979 m).

Alpe di Succiso e Monte Casarola erano i miei due obiettivi. Così, una volta sul Casarola, so che non ci resta che percorrere la lunga cresta fino alla vetta dell'Alpe di Succiso.

Il panorama nella valle del fiume Secchia è stupefacente. C'è una varietà numerosa di cime e di creste... è fantastico. Già essere in cima al Monte Casarola è un primo traguardo... ci resta solo mezz'ora di cammino.

Valeria comincia ad essere stanca e le duole un tendine all'altezza dell'inguine. Ma è caparbia e tignosa, oooh quanto è tignosa...

I saliscendi sono nell'ordine delle decine di metri, nulla di difficoltoso. Qualche volta dobbiamo mettere le mani per superare qualche grosso masso.

Quando arriviamo in prossimità della vetta cedo il passo a Valeria... come ho fatto altre volte in passato cedo la conquista al mio compagno di escursioni. Questa cima, in fin dei conti, è una conquista di Valeria e io sono solo uno spettatore del suo sforzo e del suo risultato. Il mio cuore strabocca di emozioni e l'orgoglio ci esplode sul viso con dei sorrisi incontenibili.

E' un traguardo sognato da almeno sei anni, è un traguardo senza prezzo, un momento inestimabile di vera autentica felicità.

Rimaniamo in vetta per mezz'ora, mangiamo un panino, stappiamo la promessa bottiglia di vino e ci godiamo il momento.

Ormai il più è fatto ma come si dice spesso in montagna, una salita non è mai finita finché non sei sceso incolume. Quando partiamo un signore sta salendo verso la cima, ci salutiamo distrattamente e senza soffermarci continuiamo la discesa. Siamo molto concentrati anche se sappiamo che ci aspetta solo il breve passaggio esposto su sfasciumi. Nessun'altra difficoltà, passato quello avremo bisogno solo della resistenza fisica per tornarcene alla macchina.

Valeria supera splendidamente il passaggio su sfasciumi io invece, come al solito (sarà la mia altezza che mi sbilancia in avanti), mi sento impacciato e lento alla fine passo anche io.

Ci fermiamo spesso a bere e il meteo ci assiste: nuvole di condensa salgono in quota creando delle ampie ombre sulla montagna. La temperatura si fa più gradevole e la discesa meno faticosa.

Quando entriamo nel bosco Valeria non è troppo stanca ma il dolore all'inguine le rallenta i movimenti e procediamo con passo moderato.

Il bosco di faggi è magico ed il sentiero è impossibile da smarrire. Alle quattro e mezza siamo alla macchina, sfiniti ci sediamo al tavolino vicino all'auto e consumiamo l'ultimo panino. Anche questo un momento di inestimabile serenità.

Tutto questo può realizzare il cuore di una donna. Tutto questo può sperare di ricevere un uomo... Non si ringrazia forse una moglie per aver ragionato tutto questo? Qualcuno mi disse che non ci si ringrazia fra moglie e marito... dico invece che tutto questo non è affatto scontato. Per questo dico ancora: grazie Valeria.

Un'escursione meravigliosa, in fine, un sentiero escursionistico perfetto. Questa salita è stata una valida alternativa alla solita via normale che sale da Passo del Cerreto per la via della Pietra Tagliata. Infatti pe la via normale Valeria non sarebbe mai potuta salire. Il passaggio esposto della Pietra Tagliata sarebbe stato troppo ardito per lei. Per questa valida alternativa dal Passo della Scalucchia devo ringraziare Giuseppe Albrizio che prima di me ha potuto sperimentare e divulgare questo sentiero e senza il quale questa giornata non si sarebbe mai potuta realizzare.

Letto 6566 volte Ultima modifica il Martedì, 27 Maggio 2014 08:14
Giorgio Carrozzini

Consulente Web, Webmaster, esperto in siti web per odontoiatri. Per passione gestore di numerosi siti di montagna. Giorgio ama andare in montagna esplorando el numerose possibilità fuori e dentro di se... questo è il suo Blog!

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1 commento

  • Link al commento Alessandro Vittore Venerdì, 13 Luglio 2012 14:59 inviato da Alessandro Vittore

    Quanto è carina questa montagna! Davvero complimenti!!Se un giorno la rifarai con me, stavolta, dal passo della pietra tagliata? Penso di sì. Merita il lungo viaggio

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