Ci sfiorava il soffio delle valanghe - Alberto Paleari

Ci sfiorava il soffio delle valanghe - Alberto Paleari

Penso sempre di più che i libri non abbiano scadenza. Non vanno mai a male. Stanno lì alcuni anni, accoccolati sotto la tua coscienza vigile, e poi te li ritrovi addosso per qualche strana malia.

E’ come se una voce sotterranea, silenziosa come un fiume carsico, ti mangi piano piano all’orecchio e ti sussurri di riprendere in mano quel certo volume.
Hanno una vita loro, innanzi tutto. Come questo, che dopo ben cinque anni ed un matrimonio andato, mi sono ritrovato a leggerlo con un incanto più nuovo, più prensile. Mi sembra di aver preso quel po’ di maturità in più, o forse musate nei muri, che mi hanno consentito di filtrarlo meglio dentro.


La storia di una guida alpina è sempre la storia di una vita al limite della sopravvivenza. Sai sempre partire, ma mai conosci il tornare. Se poi questa guida raduna in sé l’anima dello scrittore e dell’uomo di casa, con in più l’animo di chi non riesce a rinunciare ad un paio di cosce anche se sono le ultime e bellissime della tua vita sassosa, beh, la minestra diventa ricca tanto da farci stare in piedi e bello ritto un pezzo di pane.


La vita di Oreste è questa. Arrampicare, portare i clienti in giro, andare a fare la spesa, scrivere, ascoltare la musica ( Bach è meglio perché nutre in profondità come certe maree d’inverno che riempiono gli occhi affaticati), e fare l’amore. E poi ripartire di nuovo dopo avere recuperato le alzate notturne. Fare la guida è essere guida per sempre. Un’esistenza in perenne equilibrio tra sforzi per fare sbarcare il lunario, sforzi per avere una forma sempre completa, e sforzi per mantenere una vita sentimentale abbastanza stabile.


Questo libro analizza da dentro la vita della guida alpina. Ma lo fa con aria scanzonata, lieve, però salata. Quando Oreste perde la testa per Nancy, una ragazza più giovane di lui di quasi vent’anni, e la perde alle Calanques di Marsiglia ( a proposito la descrizione ti fa venire in bocca il mare di quei fiordi che sanno di sale, ciuffi di ligustro e sole da mane a sera sulla faccia che cerca un ripiego d’ombra), Oreste perde la sua vita normale ed il suo matrimonio abbastanza felice. Oreste perde e riacquista una vita. Però Paleari scende poi nella descrizione di ciò che può essere una vita con una ragazza più giovane nel quotidiano. E lo fa con una precisione da entomologo che di donne e rotture di coglioni deve averne effettivamente provate alcune sulla propria pelle dopo che i fremiti erano passati. Un giorno uno psicanalista mi disse una grande verità, e cioè che dopo le passioni restano le persone.


Ma le passioni, e la magia, sfiorano in continuazione l’occhio di chi legge questo bellissimo libro, soffice come neve e fatto di una scrittura bella grassa, che nutre la mente senza appesantirla.
Io ’ho letto a pezzi ma la parte finale l’ho bevuta insieme all’ultimo disco di Helene Grimaud, Bach. E’ una bella colonna sonora per chi riesce a raccontare grandi ascensioni riducendole in pagine secche e vibratili come foglie colorate, d’autunno, e ti parla dell’artista che non è mai povero. Rievoca il pranzo di Babette della Blixen, ve lo ricordate ? Ed una guida alpina non è mai ricca, chè perderebbe tutta quella aggressività animale e quella sensorietà ( ma si dice ?) che gli impedisce di cadere sotto una valanga. Anche se Oreste ci cade dentro e la subisce meglio delle capriole che la vita gli manda.


Però io non ho mai visto una guida alpina con questa sensibilità, e cultura, ed è ben vero che questo romanzo – perché lo è a tutti gli effetti – è a volte come un corpo a pezzi. Certi capitoli ci vengono incastrati a forza e pecca in alcuni tratti di unitarietà, di fusione. Sembra che Paleari in alcuni punti abbia voluto suturare dei vuoti di ispirazione personale. Però.I punti di sutura non li senti più quando riprende slancio e torna nell’alveo scavato all’inizio, quello dove la morte di un amico disegna solchi interiori bui e dolorosi in un animo profondo come un ghiacciaio. E’ un romanzo a più voci, come ormai la moda di oggi sta cominciando ad usare sempre di più. E’ un pastiche perfetto perché la vita di una guida alpina è qui buttata sulla pagina come dal dottore. Nuda e senza mutande, un poco infreddolita. Con squarci di poesia delicata, commovente, semplice. Non fa sforzi Paleari. Sicuramente non sarà un uomo ricco per censo e beni personali ( mi sono fatto quest’idea tutta mia e quindi decisamente fallibile) ma sono certo che non sarà mai povero. Perché è un artista. Ed il soffio delle valanghe sono convinto che riesca a sentirlo sempre. Quel rumore lì, lo sentono soltanto gli angeli, i demoni, ed i poeti che vedono la luna solo quando sorge. Ecco perché le valanghe continuano a sfiorarli.

Informazioni aggiuntive

  • Titolo: Ci sfiorava il soffio delle valanghe
  • Autore: Paleari Alberto
  • Editore: CDA & Vivalda Editori
  • ISBN: 9788874800124
  • Pagine: 150
  • Foto e Illustrazioni: Assente
  • Anno Prima Pubblicazione: 2003
  • Prezzo (Euro): 10,50
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