Giorni di Ghiaccio - Marco Confortola

Giorni di Ghiaccio di Marco Confortola

Il libro di Marco Confortola, girava fra gli scaffali ancora infreddolito. Probabilmente portandosi dentro,  nascosto fra le pagine, un gelo silenzio, forse un brivido di morte. Era confuso fra un libro di cucina macrobiotica ed un thriller giallo americano. Ho stentato a riconoscerlo e per qualche tempo neppure l'ho notato. Poi un giorno lo sguardo di Marco, dell'uomo Confortola mi ha chiamato ed è stato in quel momento che ho pensato di salvarlo dall'anonimato di una libreria postale...

Marco esordisce parlando inevitabilmente di se stesso, ma senza troppi giri di parole. Come dice lui, non va in montagna per qualche strano motivo filosofico o interiore. In montagna c'è nato e questa è casa sua. Andare in montagna semplicemente gli piace, non può farne a meno.

"... presto, però la passione per la montagna ebbe il sopravvento e in poco tempo realizai che sarebbe stata la mia vita. Non feci niente per oppormi. Al contrario, cominciai a fare sul serio. Non c'è una ragione, l'ho detto, per cui mi è successo. Io non sono uno di quelli che spreca parole sulla montagna. Non ci sono andato né ci vado per ritrovare me stesso o per fuggire da chissà cosa..."

Questo, il presupposto, devi stare ad ascoltarlo, il Confortola, la sa lunga. Giù perché anche se l'alpinismo che lui pratica è certamente attività estrema il suo modo di vedere il mondo risulta del tutto equilibrato, sereno. Come quando dice che " ... bisogna ascoltarla, la montagna, perché ha molto da insegnare. Ad esempio insegna che il limite esiste, l'impossibile esiste; che se ci provi, certe cose non le puoi fare. Ci sono situazioni in cui la scelta di proseguire d'insistere, è una scelta suicida e non può che portare a una conclusione... "

E comunque deve ammettere fatalmente che "... rinunciare, accettare la sconfitta è la cosa più difficile per un alpinista, forse ancora più che la scalata stessa. Nessuno vorrebbe mai arrendersi, men che meno io che ho la testa dura come il granito..."

Ed è un uomo di buon senso quando afferma in modo politicamente corretto che "... scalare senza ossigeno è un modo leale di rapportarsi alla montagna. Non dico che chi utilizza l'ossigeno sbagli o sia meno bravo, no, dico solo che è un modo diverso di intendere la sfida..."

Un viaggio con un uomo, un viaggio dentro ad un uomo di montagna. Un buon libro che si legge facile, veloce anche in modo piuttosto disimpegnato, specie per noi montanari che quando affrontiamo un libro di letteratura di montagna siamo sempre pronti a sentirci raccontare mirabolanti ed irripetibili esperienze. Qui il rapporto scrittore-lettore si accorcia, si intreccia un rapporto di amicizia, volentieri, narratore-ascoltatore, chiaro senza sfaccettature particolari da montanaro a montanaro.

Certo speriamo che questa storia gelida, questa conclusione tragica non tenga troppo lontano Confortola dalla Montagna. Sarebbe certo rinnegare la propria natura.

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