La via dei lupi di Carlo Grande

 Forse non tutti sanno che Carlo Grande pensa i suoi luoghi prima di scriverne. Poi li vive di persona. E poi ancora se ne nutre fino a sentirli suonare dentro di sé.

La storia di Francois di Bardonecchia vale una vita. Vale davvero averla scritta. E’ una musica per le anime forti, quelle che non si smagano quando la vita ti prende a sassate. Sembra di leggere quei libri dove i cattivi continuano a vincere. Ed un sentimento di ribellione ti continua a venire al cuore eppure non si vince. Sembra quasi di impazzire. E non sai più dove stia il giusto. Il confine diventa assai labile.
Continuare a lottare, a ribellarsi oppure piegarsi senza avere perduto ? Per quanti anni starai ancora in collera mio signore, è il lamento che la moglie rivolge a Francois quando sente di averlo perduto. Per un sentimento che brucia come una fiamma oscura.

In copertina ci sta in bella mostra una frase che attira lo sguardo: storia di una ribellione nel medioevo. E’ davvero la storia di un uomo che ha preferito la via del freddo a quella della resa.
Oltretutto la sua sconfitta è ancora più truce, e quasi sardonica. Gli ride in faccia quasi a schernirlo di più: la figlia amata per cui ha rinunciato a tutto pur di lavare l’onta servita al suo onore, si innamora del suo carnefice. E fugge con lui, dolente ma innamorata. E’ questo il dispiacere più acceso che ferisce il padre. Il dolore più oscuro, capace di farti traballare la mente e quasi perderla in un buio che brucia.
Francois non capisce e si perde nei boschi per dieci anni. Al freddo, in una neve che combatte ricercando anfratti dove dormire senza farsi mordere e strappare le carni dai sogni di un tempo. Vede tutta la sua vita in quei dieci anni selvaggi. Sente un richiamo lontano, che lo turba e lo conquista anche. E’ quello dei lupi. Una “mania” di Carlo Grande. Che però diviene nelle pagine una creatura collettiva che si sposta a seconda delle stagioni. E’ una migrazione dell’anima, quella di Francois. Decide di continuare a vivere fino a quando non deciderà di darsi per vinto. Come quando il capobranco muore e gli altri lupi avvertono l’aprirsi di un vuoto che fa male. Ma non tremano per questo, perché il senso del gruppo e dell’unione è una cosa dei boschi. Ed obbedisce ad una legge antica, che sa di lontano. Ci deve essere un codice ctonio inciso in ognuno di noi. Francois – ad un certo punto – decide che il momento è arrivato. E si consegna alla morte. Decide di morire quando vuole lui. Come i lupi quando si accorgono che l’ora trista è suonata. Se ne accorgono dalla dolenzia che gli attanaglia le zampe, e da quell’occhiata beffarda che vedono riflessa nelle iridi chiare dei loro simili. Silenziosamente si allontanano. E muoiono in privato, con dignità regale, senza infingimenti.

Così muore Francois, senza avere mai rinnegato la propria vita e ciò che essa gli ha riservato. Muore come ha vissuto. Con una superbia che non ha mai piegato la testa. Muore di orgoglio, muore di scatto e con un gesto regale quanto più sia possibile. Muore come un vecchio lupo dal vello sacro e dalla mandibola intatta. Muore. Semplicemente.
Il merito di Carlo Grande resta quello di avere materiato una storia vera di parole che soltanto uno scrivano ispirato dell’epoca avrebbe potuto vergare su di una pergamena. Il suo sentimento è lo stesso di Francois e riesce a dargli un respiro melodico che trapassa i tempi e non stanca mai gli occhi della mente. E’ una musica antica quella che Carlo Grande fa suonare in queste pagine degne di uno scrittore dell’anima. Scrivere un romanzo storico dove anche la psicologia la faccia da padrone poteva essere una prova letale. Invece la supera. Con la passione ed una ricerca animalesca di un’anima in preda alla rabbia. Grande non lascia mai da solo Francois, e lo accompagna per tutta la sua vita. E’ dentro di lui e parla attraverso il suo cuore. Questo è il salto più intimo che lo scrittore ha saputo incapriolare dentro il suo personaggio. E così ha saputo farlo respirare in mezzo alla neve, quando l’alba arrossa il ghiaccio e ti pare di sentire il primo canto dell’allodola.
I lupi sono presenze silenziose, nel libro. Ma indispensabili. Sembrano creature sotterranee, ma a Francois regalano un modo per poter sopravvivere.

Li avverte, e diventa come loro.
E’ un libro che avrebbe dovuto avere una via di lettura più folta di quella avuta. Ma sono sicuro che succederà.

Informazioni aggiuntive

  • Titolo: La via dei lupi
  • Autore: Carlo Grande
  • Editore: Ponte Alle Grazie
  • ISBN: 9788850210305
  • Pagine: 213
  • Foto e Illustrazioni: Assente
  • Anno Prima Pubblicazione: 2002
  • Prezzo (Euro): 12,00
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