Terre alte, il libro della montagna - Carlo Gande

E' uscito un libro piccolo di formato. Sta bene in mano. Ha un titolo che sa di sudore e poesia, però! Almeno bisogna avere un poco di sensibilità montana per coglierla.

Perché la montagna può anche non essere alta. Può anche non essere una terra alta in senso fisico. Ma lo è in maniera fortemente spirituale. Terre alte è stato scritto da Carlo Grande che resta l'indimenticato narratore de La via dei lupi, una ferina cavalcata di animali dipinti come creature sacrali.

Nel terzo capitolo a cui l'autore ha dato il mini - titolo Salire, ho sentito una cosa che il cuore intende soltanto quando si sale in montagna. E' una sensazione che percepiscono bene quelli che la montagna la prendono da soli. Ma il tempo buono arriva prima dell'alba, dice Grande. In questo ha profondamente ragione. Chiedete a qualunque alpinista quale sia il momento in cui pensa a ciò che la montagna rappresenta. E' quell'attimo brevissimo in cui gli occhi si svegliano aprendosi e la prima cosa che intendono guardare con una memoria automatica è il tempo. Subito dopo viene l'attimo di paura per il cuore dell'alpinista. Forse non è propriamente paura:è un tempo brevissimo in cui la consapevolezza del sacrificio che si va ad affrontare sta un poco in bilico nella mente. Di solito capita più spesso d'inverno quando la levata è più legnosa per il freddo intenso. Ma poi si parte sempre. Perché la salita è concentrazione, ma è anche un momento grandissimo di libertà mentale. A volte si preferisce anche andare da soli. Perché le abitudini di camminata sono diverse ed a volte i tempi ed anche i caratteri - in montagna - vanno poco d'accordo. Ma non si è mai soli. Si va su sempre con uno zaino fisico sulla schiena ed una croce spirituale fatta di ricordi, amori e pensieri mai gli stessi. Lungo la strada, nel semplice gesto del camminare, dialoghiamo con noi stessi, distilliamo pensieri rudimentali, semplici e profondi, come prima di addormentarci, o come nell'immediato risveglio. In quei momenti di libertà assoluta il silenzio sembra quasi d'obbligo.

Chi va in montagna sa che non esiste quasi la dimensione del parlato. Forse è soltanto una questione di sensibilità montana, come dicevamo all'inizio, ma parlare e camminare sono due manati inconciliabili. Si parla quando ci si ferma un poco, durante le soste, oppure quando si è a valle e la montagna è ridiventata piccola dietro. Carlo Grande ha compiuto numerose ascensioni di media levatura. La Capanna Margherita è considerabile una salita difficile, quantomeno per le condizioni di adattamento climatico e barometrico che necessariamente vanno ad in filarsi nella tua testa e nel tuo stomaco quando si arriva a 4559 metri. Non tutti ci riescono e non a tutti è riservato il regalo stupendo di poterci arrivare.

La montagna è silenzio, per Grande. Ed è anche cambiamento, oggi. Se pensate che sulla Capanna arrivano circa 10.000 presenze all'anno, e giocoforza quando ci sei devi indossare gli stessi sandali puzzolenti che altri mille prima di te hanno calzato, per un poco il cuore si spaura. Però resta il fatto che di là, lo stesso cuore che si schifa per la puzza di tanti altri piedi, si allarga in un'ansa di meraviglia quando vede il ghiacciaio del Lys. Credo che Grande sia stato capace di entrare davvero all'interno della montagna. O meglio di quel concetto di altezza dove siamo portati a salire quando andiamo in montagna. Credo che in questo libro dalle dimensioni di un masso ben levigato ci sia la descrizione più intelligente e più speleologica di cosa sia l'andare per le montagne. Dice bene che non ci sono soltanto montagne elevate o troppo importanti. Non possiamo essere tutti Maestri, Messner o Simone Moro i quali sono alpinisti ai quali è stato regalato un dono irripetibile che sanno scaldare in seno con un sacrificio che ti chiede troppo, però. Almeno per noi gente di pianura, o di mare, o a cui la montagna piace ma senza quel senso di vita o di morte che sta addosso agli alpinisti con la A maiuscola. Per questo ogni salita possiede una singola dimensione spirituale. L'esempio del bouldering è emblematico. Non ci sono sassi troppo alti. Ci sono sassi studiati, invece, per dare alla salita una veste di ragionamento spirituale quasi ascetico. Però è anche per questo motivo che ci piace andare in montagna. Per avere un momento in cui fare un bagno assoluto di spiritualità dentro di noi. E', senza dubbio, un momento di crescita muscolare, fisica ma soprattutto mentale. Mi viene in mente che la natura a volte ci spaurisce e ci terrorizza. Grande dice che la natura può diventare indifferente ( mi piace moltissimo questo aggettivo capace di rubare in modo scolpente ciò che la natura è) e pronta a superare ogni forma di tecnologia. E' un attimo cadere, essere preda del freddo più schifoso, perdere qualcuno giù da un dirupo. Sempre nel silenzio.

La montagna fa figli silenziosi. Ma non c'è giorno in cui non ci si vorrebbe andare. Per avere la libertà mentale, per assaporare l'acqua che sgorga a duemilametri, e per poter avere dei punti in cui il cellulare non piglia. Se avete in mente di camminare quest'estate, compratevi questo libro. Sta comodamente in una tasca minore del vostro zaino ed è una compagnia parlante. E' capace di nutrire il vostro silenzio mentale come un bon repas. Così avrebbe detto Gary Hemming.

Informazioni aggiuntive

  • Titolo: Terre Alte - Il libro della montagna
  • Autore: Carlo Grande
  • Editore: Ponte alle Grazie
  • ISBN: 9788879289627
  • Pagine: 222
  • Foto e Illustrazioni: Assente
  • Anno Prima Pubblicazione: 2008
  • Prezzo (Euro): 12,00
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