Camminando nelle "Terre del Mai"

Scritto da Martedì, 08 Gennaio 2013 09:47

Escursione al Colle del Bicchero per la Valle MajellamaCombatto contro la “terra del mai”, l'orologio della cucina fa tic-tac eppure la notte sembra immobile. Uno dopo l'altro vedo arrivare i messaggi dei miei compagni d'escursione. Niente da fare... per questa volta l'uscita è rimandata. Da solo in montagna non avrebbe senso rimango anche io a dormire.

Passano le ore, il sonno porta via la notte eppure sento ancora l'oscurità intorno a me...

Sono in  doccia provo a rilassare i muscoli sotto il getto d'acqua calda... non riesco a piangere. Ho un groppo nella gola che racconta di una tensione sopita profondamente. Alla soglia dei quarant'anni mi sento perso come non mi ero mai sentito. Mi sembra persa e lontana la montagna. Lontani gli amici. Lontane le questioni di senso.
Da oltre tre mesi non esco e l'ultima salita mi è stata generosamente regalata da Massimo che mi ha letteralmente tirato su al Dente del Lupo.

L'escursionismo. Ecco cosa mi piace, rilassarmi nella sana fatica di un lungo cammino... questo mi manca.

Le gocce d'acqua cadono a rallentatore, mentre lotto contro la “terra del mai”.
Mai si può avere vittoria sull'oscurità, solo localmente ti puoi muovere con il tuo sempre antico lumino ad olio. Metti in luce qualche piccolo oggetto, scopri un viso (è il tuo)   scopri cose dell'esistenza per finire inghiottite nel buio. E poi... nulla, il vuoto. I grandi significati si perdono nella “terra del mai”.

Con Alessandro decidiamo di uscire per il giorno dopo. Da tempo desidera visitare la Valle Majellama prima che venga chiusa dalla forestale per il ritorno dei rapaci. E' daccordo... si esce approfittando del lunedì di sole e alta pressione.

Alle otto e trenta siamo all'imbocco della Valle Majellama. Non fa eccessivamente freddo ci adattiamo presto alle temperature di questo mite inverno.

Anche questa è “terra del mai”, mai puoi possederla, mai puoi esserne pienamente consapevole. Sfugge allo sguardo dietro ad una collina, si nasconde dietro al cespuglio. Cammini nel fondo della valle fino all'ultimo, il panorama è precluso allo sguardo. Puoi intuire le cime, le creste, ma … accidenti, questa è la “terra del mai”. Mai vedere, mai capire,  mai sapere in anticipo la direzione che dovrai seguire.

La Valle Majellama è nota per la sua bellezza eppure i primi tre chilometri sono abbastanza anonimi. Nulla di eccezionale. Solo quando la parte alta della valle si presenta ai nostri occhi cominciamo a pregustare il sapore dell'alta montagna. Il cielo azzurro e la neve bianchissima ristorano il nostro animo.

Non camminavo nella neve da quasi un anno. Sono fisicamente a pezzi, i legamenti inguinali mi fanno un male feroce. La neve è dura ma di tanto in tanto quando affondi è difficoltoso uscire dai buchi profondi. A momenti devo prendere le gambe con tutte e due le mani per sollevale una ad una.

Ci vogliono tre ore e mezza di marcia per uscire sul Colle del Bicchero il panorama che si apre sulla Valle dei Briganti e sulla Val di Teve è meraviglioso. Alessandro è felicissimo. Erano anni che sognava di salire in questa valle per poter osservare il cuore più selvaggio e isolate del Monte Velino.
In cima al Colle del Bicchero l'aria è ferma, il sole caldo ci scalda le spalle. La prima cosa a cui  pensi in vetta ad una montagna sono le persone care, proviamo a contattarle con il cellulare ma la linea telefonica è scarsa. Alessandro riesce a mandare solo un messaggio a casa. Tutto bene siamo in vetta.

Siamo entrambe devastati dalla stanchezza e ci chiediamo come sarà scendere da questa montagna.

Ho camminato per quattro ore, su neve dura, certo... ma dovendo vincere tre mesi senza movimento. Sono ingrassato di sei chili, mi porto appresso un raffreddore da quasi tre settimane. Oggi nulla mi avrebbe fermato. Dovevo ancora una volta provare la leggerezza che si prova sulla cima di una montagna.

Eppure anche questa è la “terra del mai”. Pensi di fare grandi conquiste, pensi di superare confini inediti, anche questo è solo illusorio.


Abbiamo uno sguardo miope per definizione. Non possiamo vedere oltre l'orizzonte. Anche il più vicino, nella vita ci muoviamo con in una valle incassata. Mettiamo coraggiosamente un passo davanti all'altro nella speranza di uscire su un Colle per qualche istante ad ammirare una paesaggio di luci, ombre e forme incredibili e meravigliose.

Non c'è niente da fare... anche in montagna ci portiamo il nostro bagaglio di problemi esistenziali, non possiamo liberarcene, … mai.... Alcuni di noi si portano appresso le speranze, altri l'odio sperando di liberarsene una volta giunti in cima, alcuni di noi portano con se una bandiera, qualunque essa sia nella speranza che questa possa simboleggiare una volta per tutte il loro modo di sentire il mondo. Molti osano fotografare ma riportano a casa solo icone vuote delle loro conquiste. Nella “terra del mai” siamo solo somari con il nostro insopportabile fardello.

Lascio le bandierine di preghiera nella speranza di ritrovare il buon umore, la positività, la speranza. Non sono capace a pregare eppure intimamente chiedo al vento di portar via le mie inquietudini, le mie ansie di uomo di mezza età.

La discesa è stranamente veloce. Con appena due ore di cammino siamo nuovamente alla macchina. Lontani i pensieri cupi e pessimistici, quello che rimane è una sana e piacevole stanchezza del corpo. Bello sentire nuovamente vivo il proprio fisico. Ecco molto semplicemente questo sembra darmi un po' di benessere. Sento che a questa semplicità,  a questa concretezza mi devo aggrappare. E mentre guido un sorriso mi sorge in viso … finalmente rimetto le cose nella giusta prospettiva della vita.

Informazioni aggiuntive

  • Scheda Tecnica dell'Escursione:

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