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Ultima modifica: 30 Maggio 2015

Venerdì, 22 Giugno 2012 00:00

Fisiologia dello sforzo (Parte II)

Scritto da  Alessandro Vittore

Motivi della forma fisica

Per ottenere una buona prestazione fisica dobbiamo sviluppare un’interazione ottimale ed il potenziamento di questi apparati: polmoni, cuore, muscoli.

POLMONI
La loro funzione è quella di ossigenare il sangue.
Durante lo sforzo aumentiamo notevolmente la ventilazione ovvero il numero di atti respiratori e dei volumi inspirati di aria. In verità si dimostra che il sangue circolante intorno agli alveoli si ossigena molto rapidamente questo significa che il consumo di ossigeno presente nel sangue non è in verità l’elemento limitante e responsabile del così detto fiatone.

CUORE
E' il cuore, che decide a che livello di sforzo arriveremo. Elgi riceve sangue ossigenato dai polmoni e lo pompa ai muscoli di tutto il corpo.
La quantità di sangue pompato nel tempo, che è ciò che distingue veramente lo sportivo dal sedentario, si chiama gittata cardiaca. Essa è determinata dalla frequenza dei battiti e da quanto sangue è espulso in un battito (scarica sistolica). La frequenza teorica massima dei battiti (220 - l'età) è fissa, noi nello sforzo la aumentiamo fino ad un certo limite. Il vero obbiettivo dell'allenamento è accrescere la scarica sistolica. Il cuore, con l’allenamento, diventa per motivi biochimici più abituato a performance più elevate: si ingrandisce e si ispessisce (curiosamente è lo stesso fenomeno che accade nei cardiopatici, ma dopo annosi dubbi ed ipotesi i cardiologi si sono finalmente convinti, che, sebbene non in apparenza, l'ipertrofia del cardiopatico è profondamente diversa da quella del cosiddetto "cuore d'atleta").
Se noi spingiamo sull'acceleratore della nostra attività sportiva arriviamo ad un punto detto "soglia anaerobica", nel quale raggiungiamo circa il 95% della frequenza teorica massima, in cui il nostro cuore non ci segue più. La gittata di sangue pompato rimane costante, ma il muscolo non riceve più sangue ossigenato, quindi per produrre energia ricorre ad un metabolismo anaerobio (senza ossigeno): si forma l'acido lattico, che è la sostanza che induce la sensazione della fatica.
L'alpinista non è un podista, o ciclista che deve saper arrivare sotto la soglia e mai superarla; basta sapere, che se in montagna saliamo a velocità eccessiva rischiamo di superar tale soglia, cosa che poi porta inevitabilmente all'esaurimento muscolare. Nel nostro allenamento dobbiamo sapere, che uno sforzo cardiaco è necessario. I trainers, infatti, parlano di "frequenza allenante" proprio per indicare la frequenza che si deve raggiungere e mantenere durante una seduta di allenamento e che varia in funzione dei risultati che ci prefiggiamo di raggiungere; insomma la tachicardia durante un allenamento è normale anzi ci deve essere.

MUSCOLI
Il muscolo cambia la sua composizione durante l'allenamento.
Per l'alpinismo servono le fibre rosse (adatte alla resistenza), che sono fibre ricche di mioglobina (rossa) che è una molecola che consuma avidamente l’ossigeno prendendolo dal sangue. Il muscolo allenato, a parte la miriade di accorgimenti biochimici, è quello che si arricchisce di più di mitocondri, che sono le centrali termo-elettriche della cellula. Un muscolo allenato è più ricco di mioglobina e di mitocondri perciò é più efficiente nel ricevere ossigeno e ricavarne energia per la contrazione delle fibre.

DURATA DELL’ALLENAMENTO
All'inizio di una seduta di allenamento il muscolo usa le scorte energetiche circolanti quali la (fosfocreatina). Con il continuare dello sforzo il miscolo comincia ad usare il suo glucosio interno (fino al 15'min). Oltre un certo tempo il muscolo inizia a dipendere totalmente da quei componenti, come il glucosio elaborati con la metaboilizzazione dei glucidi e delle proteine pro all’interno del fegato ecc. Per allenare il cuore è, quindi, indicato superare un certo minutaggio: oltre i 20 minuti se si vuole allenare il cuore, oltre i 40 se si vuole perdere cospicuamente la massa grassa.

N.B.: é vero che i grassi sono bruciati insieme agli zuccheri dal muscolo costantemente, ma dopo 40' gli zuccheri in circolazione calano (le scorte del fegato si esauriscono) ed i muscoli si buttano a consumare solo i grassi. Sono cambi metabolici quando rompiamo il fiato (presumibilmente nel passaggio dall'uso del glucosio intramuscolare a quello proveniente dal circolo) o se sentiamo degli scalini quando corriamo.

Il buon allenamento in definitiva deve esser:
- discretamente difficoltoso ma non oltre i 120-150 battiti cardiaci al minuto
- lungo oltre i 30 ed almeno 45' minuti per l'alpinista
- e, cosa mai abbastanza sottolineata, costante.La costanza (2-3 volte\settimana minimo) è l'arma vincente.

Deve o no il nostro cuore abituarsi a lavorare ad alto regime per tante ore? Ed imparare a perfondere di ossigeno assorbito dall'aria sottile d'alta quota, il nostro muscolo, che contraendosi ritmico e continuo, tenta di portarci in vetta?

Letto 5323 volte Ultima modifica il Mercoledì, 18 Novembre 2015 12:52
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