Uomini piccoli su montagne troppo grandi per loro…

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Nei giorni scorsi sono comparsi su Facebook alcuni commenti scritti da più o meno note firme della montagna riguardo ai graffiti comparsi sul Gran Sasso ad opera di un sedicente gruppo di escursionisti. L'indignazione è unanime. Su facebook la gogna mediatica è immediata e una valanga di commenti, insulti ed improperi si sono riversati sul gruppo escursionistico. In alcuni casi gli insulti sono andati anche oltre ogni misura e questo non da certo una bella immagine degli uomini di montagna...

Nei giorni scorsi sono comparsi su Facebook alcuni commenti scritti da più o meno note firme della montagna riguardo ai graffiti comparsi sul Gran Sasso ad opera di un sedicente gruppo di escursionisti. L'indignazione è unanime. Su facebook la gogna mediatica è immediata e una valanga di commenti, insulti ed improperi si sono riversati sul gruppo escursionistico. In alcuni casi gli insulti sono andati anche oltre ogni misura e questo non da certo una bella immagine degli uomini di montagna...

Dicono di essere amanti della montagna, della natura (forse), dell’escursionismo in genere. Quello che è rimasto, tuttavia, del loro passaggio è una montagna privata del suo elemento essenziale: la wilderness.

Decido così di indagare e scrivo in privato quanto segue: “Salve, non mi piacciono i commenti a freddo. Mi riferisco ai graffiti lasciati sul Gran Sasso. Chiedo scusa per l'intromissione ma volevo sapere il motivo per cui sono stati realizzati? Un motivo logico ci sarà stato certamente. Perché tutti vi attaccano così aspramente?”

Il commento viene visualizzato ma nessuno risponde, non sembra essere possibile un confronto. Evidentemente le assunzioni di responsabilità non sono cosa che appartiene a questi individui.

Da dove inizia tutto questo?

Con il sito web del Gruppo Escursionistico Aria Sottile ho dato un contributo importante alla montagna appenninica fin dal 2003 e ho coltivato anche io il mio “ego” smisurato attraverso questo sito. Eppure in tutti questi anni non sono mai arrivato a fare cose del genere.

Faccio un po’ di auto analisi e penso che siamo ancora animali. Siamo gli animali della specie più aggressiva sul pianeta. Una aggressività moltiplicata dall’intelligenza e dalla capacità di utilizzarla a proprio vantaggio.
Scarpe per camminare su terreni che sarebbero inaccessibili altrimenti, bastoncini, cartine geografiche e bombolette spray. Questo è quanto sappiamo fare di meglio come umani.

Ho la certezza che non ci siamo evoluti ancora a sufficienza, l’istinto primordiale di marcare il terreno come fanno gli animali non è ancora completamente sopito. I graffiti sono stati realizzati con stencil e bombolette spray di colore rosso. Le rocce porose sono irrimediabilmente rovinate e il graffito è destinato a rimanere per lunghi anni.

Un lungo percorso di conoscenza ed evoluzione si stende davanti all’umanità ed è irto di difficoltà e pericoli. Sono tutti pericoli che risiedono dentro di noi. La gestione dell’intelligenza e della tecnologia è una cosa ancora troppo complessa e siamo destinati a commettere gravissimi errori.

Intimamente pur sapendo di avere un “ego” smisurato, la voglia di apparire, il bisogno di farmi vedere, il riconoscimento pubblico, e la vogli di condivisione penso in definitiva che il mio vissuto sia comunque diverso…

Ho camminato sui sentieri di montagna preoccupato di non spostare pietre, preoccupato di non spezzare ramoscelli, ho camminato sui ghiacciai con la paura di accelerare lo scioglimento del ghiaccio. Ho camminato nella speranza di lasciare la minor traccia possibile là dove passavo.

Ho salito le cime delle montagne per trovare una dimensione dentro di me, per ridimensionare il mio ego, per accedere ad uno spazio più ampio, ho salito le cime per sondare le vette interiori.

La vetta al Gran Sasso ci possono salire in molti, in pochi ci sono saliti veramente. Per salire la cima del Corno Grande si deve fare un percorso interiore che non tutti sono in grado di fare. In definitiva questi individui non sono arrivati da nessuna parte, hanno solo marchiato una coordinata geografica, niente più.

Per loro fortuna queste persone credono di aver raggiunto una meta importante, per loro sfortuna però non sanno di aver mancato la meta principale: la crescita spirituale che è dietro ad ogni escursione impegnativa.

In ogni escursione ho sempre pensato che ci sia un lavoro interiore, una forma di auto analisi e di autocritica, una ricerca spirituale e una visione prospettica della propria vita.

Ed anche quando un’escursione non viene segnata dalle conquiste interiori, perché deturpare un luogo che amiamo proprio per il suo aspetto naturale e selvaggio.

Attendiamo tutti una loro risposta, attendiamo tutti un gesti di responsabilità: la pulitura dei graffiti.