Introduzione alla Geografia dell'Appennino Centrale

Scritto da Sabato, 18 Agosto 2012 08:42

Per Appennino Centrale si intende solitamente l'insieme delle catene montuose umbro-marchigiane ed abruzzesi. Dell'Appennino abbiamo precedentemente detto che forma un arco con la convessità verso est. La curvatura si accentua in particolar modo proprio fra Romagna e Marche la dove i rilievi montuosi si avvicinano notevolmente al litorale Adriatico (Monti Sibillini e Massiccio del Gran Sasso).

L’arco Appenninico è caratterizzato da una varietà disomogenea di caratteri geografici e geomorfologici. Rispetto all’area settentrionale l’Appennino centrale presenta lunghe dorsali ciascuna con caratteri distintivi.

L'Appennino umbro-marchigiano è caratterizzato da pieghe evidenti, tali pieghe diventano particolarmente profonde la dove si rivelano la roccia è costituita da materiali calcarei e facilmente soggetti ai fenomeni erosivi. Il principale elemento morfologico di quest’area dell’Appennino è rappresentato dalle grandi dorsali carbonatiche culminanti con i Monti Sibillini di cui la cima principale è il Monte Vettore (2476 metri) ed con il Monte Terminillo nei Monti del Reatino.

Scendendo lungo la dorsale in direzione sud-est, l’altro carattere morfologico d'interesse è costituito dai così detti bacini carsici (Colfiorito, Castelluccio) circondati da pareti brulle e povere di vegetazione. Nelle zone più interne invece troviamo i bacini intermontani (Norcia, Gualdo Tadino, Gubbio, Rieti, Foligno) costituiti da formazioni di arenacee più o meno impermeabili che in superficie l’acqua piovana alimentando fiumi e torrenti lungo i quali si sviluppa una natura rigogliosa.

Le montagne calcaree della zona più centrale, il gruppo del Velino e Sirente, la Majella, il Marsicano ed Monti Simbruini sono tagliate da lunghi fiumi sui quali le montagne si innalzano vertiginosamente e strapiombanti. Insieme al Gran Sasso sono montagne caratterizzate da rocce di composizione calcarea estremamente permeabili all’infiltrazione di acqua che non riesce ad essere trattenuta dal terreno. Queste montagne sono complessivamente molto aride nonostante le numerose precipitazioni sia nevose che piovose.
Queste montagne brulle toccate dal glacialismo quaternario sono morfologicamente piuttosto morbide, quasi mai caratterizzate da vette aguzze.
Ultimo segno della passata era glaciale è la presenza sul Corno Grande dell’ormai ridotto ghiacciaio del Calderone, glaciazione che nell’area dell’Appennino centrale, tuttavia, non ha mai toccato quote inferiori ai 1300 metri.

In fine, sempre nella logica dei fenomeni carsici, così preponderanti nell’area dell’Appennino Centrale è emblematico il piano carsico impaludato di Avezzano. Piano carsico, oggi noto come Piana del Fucino, che ospitava quello che un tempo era il Lago del Fucino.
Già all'epoca dei romani si era provveduto a fare una prima bonifica del lago. Successive bonifiche si ebbero a partire dall'800 e successivamente in epoca fascista. Sicuramente tali bonifiche hanno strappato alle paludi aree ottimamente coltivabili ma sono probabilmente all’origine di un certo inaridimento della area pedemontana con il conseguente diradamento dei boschi lungo i  versanti montuosi del Velino e del Sirente.