L'Isterico, Babbo Natale e L'Ingegnere

Scritto da Giovedì, 14 Febbraio 2013 12:13
Alpinistica PD Costa della Sentina

14 Febbraio 2013

La costa della Sentina ha un'aria del tutto strapiombante, non lo è. L'attacco si trova all'imbocco della Valle Majellama. Sono passato 2 volte sotto questa parete nei primi 2 mesi del 2013.
Salendo alla Serra dei Cavalli (Cafornia) il colpo di fulmine è immediato. Massimo è deciso a salire questa parete. Una parete poco frequentata in un ambiente nuovo e inaspettato.
Dopo una base di sfasciumi parzialmente coperti di neve arriviamo all'imbocco del Couloir della Sentina. In francese Couloir significa “Corridoio” in effetti non sembrerebbe ma di fatto lo è...
La salita si svolge nella prima parte in un protetto corridoio fra alte pareti di roccia, un corridoio che difficilmente si riempie di neve e che comunque per le alte temperature della zona rimane scoperto per quasi tutta la stagione invernale.

Nel primo tratto abbiamo 3  tiri di corda su passaggi di  II grado che fatti con i ramponi ai piedi somigliano molto più ad un 3 grado andante.... (si ok ok... che vuol dire III gradi andate?). I ramponi non hanno alcun appiglio. Erbette ovunque su terriccio fine e poco profondo non danno alcuna garanzia di piantare le punte. E' necessario usare la forza su 2 piccoli maniglioni. In alcuni casi si è costretti a muoversi in opposizione (per chi riesce a piantare i ramponi da qualche parte).

Massimo passa da primo, è un vero angelo e sembra non soffrire minimamente. Sale facendo sicura ad alcuni alberelli che crescono nel corridoio.

Possa anche Fabio che con leggerezza passa anche lui. Io seguo pesantemente sbraitando e lamentandomi. Massimo che non riesce a vedermi sente il mio  peso sulla corda quando ricado all'indietro. La mia altezza e lo zaino carico di corda mi sbilanciano all'indietro. Poi mi fermo e mi tiro su a forza un po' facendo leva sui ramponi un po' tirandomi sulla corda (Bleah, che vergona!). Passato il primo salto il resto è più semplice.

Ritrovo la serenità solo  quando arriviamo al primo nevaio. Se lo scopo è divertirsi il mio fisico appesantito e malandato non mi sta aiutando. Per divertirsi in questi posti inospitali è necessario arrivarci con il fisico “in ordine”... Il resto del percorso si svolge su nevai sospesi sul precipizio che cade verso la Valle Majelama.

Recuperata la serenità di gruppo saliamo in cordata alternado per 3 volte il primo di cordata. E' divertente e saliamo veloci. Arriviamo a 1813  metri di quota su un manto nevoso che alterna neve fradicia a neve quasi congelata. Ha nevicato da poco e la neve invece di trasformarsi ha preferito sciogliersi. I guanti sono bagnati e non sento neppure freddo alle mani.

Al primo nevaio si tiene la destra, ci si incunea fra due pilastri di roccia quindi si piega a sinistra. Si passa un altro corridoio per uscire su una spalla con cornice di neve esposta nel vuoto. Si procede in sicura fino ad un albero dove si dispone una sosta. Dall'albero il tiro termina in prossimità di un masso non molto grande disperso a metà del nevaio. Da qui si prosegue uscendo in cresta. A poca distanza una croce commemorativa. La Costa della Sentina è conquistata.

Fabio e Massimo sono due compagni eccellenti, non si capisce come facciano a sopportare i miei isterismi e le mie lamentazioni. Babbo Natale ci ha regalato una bellissima salita, l'ingegnere ha condotto con la maestria dei veri alpinisti... l'isterico... tutta un'altra storia...

Il ritorno è frutto del fiuto incredibile di Fabio che ci porta giù nella Valle della Sentina fra rocce e nevai. Recuperiamo il sentiero n.9 che snodandosi sul Peschio Rovicina ci riporta all'automobile.

In definitiva la giornata è un gran successo.

 

La storia? La storia riguarda il mio solito modo di affrontare le cose in modo emotivo ed impulsivo. Sono al primo passaggio e già non ho voglia di salire, so che potrei divertirmi ma sono pigro, sono stanco, svogliato e poco allenato. Poi mi tocca salire e mi arrendo subito perdendo il controllo.
Sbraito contro la roccia, che non mi sente... la roccia se ne frega che tu sei li, chiaro... allora sbraito chiedendo pietà... pietà per cosa poi.... che sei legato come un salame ad una corda.

Mi riprometto di non tornarci più, mai più... No mai più in posti del genere. Ma che razza di gioco è questo.... mai più.
Quando arrampicare si riduce ad un passaggio non più lungo di 5 minuti vedi tutto in prospettiva.
In quel momento ti rendi conto che ti sei lamentato quasi per niente. Ti senti sciocco, buffo e sai che la pigrizia, la paura, l'impulsività hanno preso il sopravvento.

Il 90 % della salita è stata eccellente, che fai … mantieni fede alla promessa di “non tornarci più”... come è possibile se poi alla fine tutto sommato sei stato una meraviglia.

Non ci sono storie... sto li per questo, per il contatto con la roccia... ma anche per il contatto con la parte più sgradevole del mio carattere. Sono qui per limare questi spigoli. La prossima volta qui... ci torno allenato. Chissà!

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