Treversata del Porrara da Palena a Guado di Coccia

Scritto da Sabato, 15 Ottobre 2011 00:00

Siamo opachi, non trasparenti come il vetro o limpidi come l'acqua d'un bicchiere... siamo opachi, come un vetro smerigliato di sfaccettature multicolori.

Uomini e donne portano a spasso queste cattedrali di vetri colorati lungo le strade vere e metaforiche di questo mondo, sulle grandi autostrade del tempo, lungo le vie lastricate di buone intenzioni. Si muovono con il loro pesante fardello dondolando a tratti scontrandosi fra loro e facendo tintinnare i molti ninnoli interiori. Se ci si ferma ad ascoltare, possiamo udire qualche voce, è un predicatore forse, o il portavoce senza volto di un confessionale buio, c'è qualcuno che bisbiglia o prega forse...

Si posso sentire rumori strani provenire da questi luoghi di culto, sono le case delle nostre anime, brulicano di topi confusi. Si sgretola qualche muro, ogni tanto risuona la caduta di qualche icona barocca. Queste meravigliose cattedrali sono opache anche ai nostri stessi occhi. La spada non può ferire se stessa, figuriamoci la cattedrale conoscere il proprio apparire. E' fra uno spintone e l'altro, fra un urto ed un incontrarsi che scopriamo i limiti del nostro agire. Non tutto posso fare le cattedrali. Alcune si sono dotate di un Vescovo pesante e moralizzatore, altre di un console mansueto, qualcuna di un pigro eremita canuto.

La storia di questa settimana, direbbe lo strillone televisivo, è quella di cattedrali buffe e turbolente dove dai soffitti a cassonetto si calano, sospesi, trapezisti spericolati, equilibristi e acrobati di fama. Muri di muschi umidi e resistenti, vecchie storie appese ai muri. Tutto questo è il racconto di come di come, camminando, si rinnovano vecchie credenze, per non dire “fedi”... Perché di fede si tratta, forse, niente di razionale e niente di facilmente spiegabile, questo si racchiude nella passione per la montagna...

Fra le pagine di qualche scritto elettronico è iniziata la mia amicizia con Anna, nel modo più virtuale possibile... già... quasi più di tre o quattro anni fa...
Quando vedi scrivere Anna vieni subito immerso in un mondo pieno di immagini dove il pensiero,  capacità immaginativa ed il ricordo la fanno da padroni. Ma non distanti, non lontani dall'umanità carnale e fisica. Si tratta di una proiezione che pare potersi toccare. E anche se,la sua scrittura è un narrazione molte volte svuotata del suo contesto, riusciamo a farla nostra. Direi anzi... è proprio perché Anna ha sviluppato uno sguardo così penetrante sulle cose del mondo che può parlarne tranquillamente con discreta obiettività.

Ci rincorriamo per mesi, come può accadere con persone che senti curiosamente affini, finché non decidiamo di organizzare la ripromessa uscita in montagna. Anna è di origini Molisane, la sua infanzia l'ha trascorsa a Rivisondoli, quella non è solo la sua terra, è la sua anima... Salire al Porrara sarebbe l'ideale. Rifiuta la mia proposta di salire a Cima Lepri, ma perché no... una cima vale l'altra... ma questa vale di più. Anna che su queste montagne ha imparato ad affrescare la sua Cattedrale, mi vuole regalare un pezzo della sua terra.

Lo capisco solo al ritorno, quando passiamo sotto Rivisondoli e mentre parla la voce le si spezza in gola. Ok... posso sostenere questo premio. Spero di riuscire ad essergliene grato anche in futuro.

Arriviamo alla Stazione di Palena alle 8.30 di mattina. Il progetto si va facendo nel corso della giornata. Decidiamo di salire dalla Stazione di Palena lungo la cresta del Porrara per scendere da Guado di Coccia. Io sono completamente a ricasco, è meraviglioso, almeno per una volta farsi portare. - Prendiamo la littorina da Campo di Giove e torniamo a Palena in pochi minuti. Il tutto è riuscire a prendere il treno in orario.
Guardiamo l'orario e partiamo. Abbiamo 7 ore e mezza per percorrere tutta la lunga cresta del Porrara da Palena a Guado di Coccia. E se poi perdiamo il treno... faremo l'autostop.

Esulto all'idea di questa nuova leggerezza con la quale è possibile affrontare l'escursione.
Fatti i primi 100 metri di dislivello si pone subito il problema di intercettare il sentiero che sale lungo la cresta. Anna tira fuori la sua cartina... apri di qua, apri di là, attenzione al vento … e quando vedo la cartina aperta davanti ai miei occhi rimango completamente allibito. La cartina è tutta segnata... Ha evidenziato con colori fluorescenti tutti i percorsi fatti su queste montagne.
Poi guardo meglio la cartina e scopro che è una vecchia edizione del CAI ma tenuta in perfette condizioni.
Mi rendo conto di avere come guida una vera amante della montagna, qualcuno direbbe “un mostro scaro” ma lei di tutta questa esperienza non ama farsene vanto... e perché poi? Tutto si compie con completezza nel veloce gioco di acrobazie della montagna... non importa quale, non importa dove, importa come! Quanti come lei, hanno visto tanta montagna, e quanti riescono ancora ad amarla come riesce ancora a fare lei??? Quando guarda un panorama, un albero, i colori dell'autunno o quando cerca un sentiero le vedi accendersi una luce in viso, le luccicano gli occhi come fosse la prima volta che vede quei luoghi. Anna è un viaggiatore, la montagna è il suo ambiente e quando dice di non avere paura, e di non averne mai avuta, senti che è vero quelli come lei quando si muovono fra le montagne non hanno esitazioni.

Per essere un rilievo della Majella il Monte Porrara non è una cima molto elevata. Appena 2137 metri di quota la cima più alta, il Porrara è costituito da una lunghissima cresta assai affilata e perfettamente percorribile per tutta la sua lunghezza. Le tracce di sentiero sono nette e anche nelle nuvole è impossibile perdersi.

Anna ti racconta che in inverno la cresta, già molto aerea d'estate, quando è coperta di neve sembra affilatissima. La sensazione di precipizio è enormemente accentuata. Pesca nella sua memoria e ricorda le lunghe sgroppate scialpinistiche con gli amici. Quando ricorda quei momenti ride con il piacere intimo di aver dato tutta se stessa, di aver profittato pienamente di ogni occasione e di non essersi risparmiata mai le forze ed il coraggio di avventure incredibili.

La salita al Porrara dalla stazione di Palena è dolce e graduale. Non si vede la cima finché non vi si è praticamente addosso. Le nuvole coprono il panorama, il vento gelido ci congela le orecchie e siamo costretti ad indossare i cappucci. A tratti le nuvole si aprono facendoci intuire un panorama vastissimo: a oriente la montagna si affaccia sulle campagne del Pescarese; a occidente il panorama si interrompe sul Pizzalto e sulle cime del Rotella e delle Toppe del Tesoro.

In discesa incontriamo qualche passaggio sdrucciolevole, è piacevole mettere mani e piedi sulle roccette e anche su questo Anna sembra essere a suo agio. Il suo curriculum di montagna è completo. Dalla roccia allo scialpinismo non si è risparmiata niente.

Il suo passo è spedito e sicuro. Non ha esitazione neppure sulle placchette più sdrucciolevoli. Mi sento ridicolo nel dirle “attenzione che qui si scivola”, ma sono un ansioso e certe cose non riesco ad evitarle.
Eppure in questa giornata c'era un mix di possibilità per sviluppare ansie di ogni tipo ed in finale è stata una giornata assolutamente leggera e di una serenità unica, come non ne sentivo da anni.

Scendiamo da Guado di Coccia con passo spedito inseguiamo l'orologio che corre verso l'orario di partenza della littorina. Da Guado di Coccia prendiamo la strada statale fino a Campo di Giove. Con passo marziale percorriamo in appena 45 minuti il tratto di strada che separa la zona residenziale degli impianti sciistici di Campo di Giove al paese vero e proprio.

Ci fermiamo in un bar della piazza principale e ci tracanniamo una birra di quelle che solo chi ha sete sa quanto può far bene. Ma è la sete di amicizie nuove che viene soddisfatta per prima... la compagnia di Anna mi ha fornito quella lente d'ingrandimento per vedere ancora più grandi le bellissime montagne dell'Appennino. Grazie Anna!

La littorina passa in orario riportandoci alla stazione di Palena.

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