Punta Macerola dalla Val d'Arano

Scritto da Sabato, 02 Aprile 2011 00:00

Punta Macerola dall Val d'AranoIl versante occidentale del Monte Sirente appare sulle carte e sulle riproduzioni tridimensionali di Google Earth come un piano inclinato che digrada lentamente in direzione di Ovindoli, Celano e Aielli.


Dalla vetta del Sirente, per coloro che vi sono stati salendo dal versante nord questo lato della montagna appare come un continuo di gobbe e doline infinite.

Il percorso che dalla Val d'Arano sale fino alle cime del Sirente e di Punta Macerola essendo assai lungo (circa 8,5 km) può apparire monotono ed estremamente impegnativo.

Tuttavia questo percorso riserva all'escursionista numerose sorprese: i paesaggi, la varietà del territorio e dei percorsi possibili, le piccole cime circostanti...

Arriviamo piuttosto tardi all'imbocco della Val d'Arano e da subito si intuisce la cura che l'amministrazione pubblica impone a questi luoghi: i terreni sono lavorati ma l'antropizzazione è controllata e non invasiva. Fermiamo l'auto  in prossimità del cartello di divieto di transito.

In prossimità del cartello due ragazzi si stanno preparando: sono Flavio e Antonio. Ci eravamo conosciuti solo su internet dopo un rapido scambio di mail. Flavio mi riconosce e si presenta. Sono felice di conoscerlo e di trasformare la realtà virtuale di internet in un vero momento di conoscenza. In modo del tutto naturale finiamo per partire in gruppo anche se Flavio e Antonio hanno obiettivi diversi. Devono tornare presto a casa e avendo un lungo percorso davanti devono tentare di essere veloci.
Con me ci sono anche il mio vicino di casa Massimo e mia moglie Valeria. Nonostante il dislivello ho la speranza che questa escursione sia alla sua portata.
Massimo da parte sua è alpinista esperto ed è venuto con noi per imparare, conoscerci e per prepararsi le gambe.

Alle 8.40 inizia la nostra giornata. Lasciata l'auto seguiamo il sentiero che sale lentamente verso la Bocchetta di Prato Popolo. La sterrata, molto ben agibile, è immersa in un fitto bosco, gli alberi sono ancora spogli. Sui rami si notano appena le gemme pronte a sbocciare alla ormai vicina primavera. Provo solo ad immaginare cosa potrebbe essere camminare nel bosco nel pieno del suo risveglio primaverile. Mi faccio la promessa di tornarci con i bambini, pensiero questo che ritornerà continuamente nel corso della giornata.

Mentre ci muoviamo sul sentiero prendiamo lentamente quota senza troppo percepire la fatica. Valeria, che da molto tempo non veniva in montagna, non mostra nessun segno di affaticamento...  almeno per questo primo tratto di percorso. Lungo il sentiero è possibile ascoltare lo scroscio continuo dello scorrere dell'acqua del Torrente La Foce. In lontananza la Serra di Celano mostra i suoi ripidi bastioni precipitando furiosamente nella valle quasi ad incontrare le antistanti pareti del Monte Etra e del Monte Secino. Si intuisce che le rocce in lontananza vanno a costituire le spettacolari Gole di Celano. Mi riprometto al più presto una visita.

La gola è meravigliosa e contrasta nettamente con l'altopiano di Avezzano, scatto qualche foto ma il controluce porta ad un risultato che non rende pienamente merito alla valle.

Quando usciamo dal bosco ci troviamo alla Bocchetta di Prato Popolo. Il sole splende alto in un cielo solcato da poche nuvole. Si preannuncia una giornata calda ed impegnativa. Una cavalla grigia corre sui prati all'impazzata, sembra presa da un improvviso moto di felicità. Si ferma, poi riprende la corsa e la salita verso di Vado Castello (verso Aielli).

Dalla Bocchetta di Popolo riusciamo subito a vedere la cima del Monte Sirente ed avendo studiato molto le carte riesco anche ad intuire la posizione di Punta Macerola.
Seguiamo per un breve tratto il sentiero per lasciarlo e seguire una linea immaginaria che punta in direzione della cima di Punta Macerola.

Intorno a quota 1900 metri, forse qualcosa di più, cominciamo a ravanare nella neve. Il Sirente, su questo versante ha una caratteristica particolare. Le rocce sono profondamente erose dal fenomeno carsico. Il calcare si è sciolto formando dei buchi anche larghi 40 centimetri e profondi anche più di un metro. La neve ha ricoperto questi buchi e quando accidentalmente si mette un piede su questa neve, molle, si finisce per sprofondare fino al ginocchio.

Massimo, da buon alpinista, ha usato le scarpe da avvicinamento. Questa cosa gli ha permesso di non cuocere il piede in uno scarpone duro e pesante. Noi invece abbiamo piedi già abbastanza affaticati. Lo scarpone da trekking invernale non è l'ideale per camminare su lunghe sterrate.
Con l'arrivo della neve Massimo si cambia le scarpe per infilarsi una scarpa più adeguata alla neve.

Prendendo quota il panorama sul Monte Etra diventa sempre più affascinante. Questa piccola cima di 1818 metri ha un portamento meraviglioso che contrasta con il sottostante altopiano di Avezzano e si armonizza meravigliosamente con la vicina Serra di Celano. Rimango molto bene impressionato dal luogo.

Numerose volte prendiamo la carta geografica in mano per studiare il percorso ma non si riesce ad individuare correttamente quale direttrice prendere. Flavio e Antonio hanno accelerato il passo e li vedo ravanare e ciaspolare sul pendio. Sembrano molto affaticati... racconteranno in seguito di aver trovato impegnativo muoversi su una neve inconsistente dovendo evitare e girare intorno alle rocce affioranti. Sarebbe stato più noioso dover indossare e levare continuamente le ciaspole.

Scatto delle foto a Flavio e Antonio per lasciare loro un ricordo di chi li vedeva salire in lontananza.
Con Massimo e Valeria ci fermiamo un paio di volte a bere e mangiare. Valeria ha una tempra davvero notevole. Non si è lamentata mai, neppure una volta... eppure so bene quanto le è costato venir fuori dalle numerose buche presenti nella neve.
Ma d'altra parte, perché lamentarsi? Non siamo forse qui per faticare?

A quota 2150 Valeria è stravolta, procede lentamente e con molta fatica. La neve è alta ed ogni suo passo avanti è estremamente impegnativo. Con la mia falcata, assai più lunga e spedita, potrei tranqullamente avanzare tre volte più velocemente. Ma uno dei miei obiettivi è quello di costituire un gruppo compatto. Nessuno rimanga indietro.

Si è fatto tardi, ci sono volute quasi 5 ore di cammino per salire un dislivello di circa mille metri. Valutiamo il tempo per il rientro e capiamo che sta cominciando a fare tardi. Massimo mi propone di iniziare il rientro con Valeria mentre io andrei a guadagnarmi la cima di Punta Macerola.

Massimo e Valeria si fermano a bere io continuo con passo marziale, non posso perdere tempo.
Gli ultimi 100 metri di dislivello sono un massacro. Sono le due del pomerigio. Ho le gambe a pezzi, sono disidratato e ho mangiato solo un panino. Flavio e Antonio stanno scendendo dal Sirente e li vedo fermarsi sono una piramide di neve che scambio per Punta Macerola. Faccio loro dei cenni, mi vedono e mi vengono incontro.
Flavio ha il GPS e gli chiedo se mi sa dire quale sia, fra le 3 piramidi di neve sia effettivamente Punta Macerola. Il GPS ha smesso da poco di segnare la posizione di Punta Macerola così decido di andare in direzione della cima più alta.

Quando arrivo a quota 2276 mi metto a piangere come un bambino. Sento la mancanza della mia compagna. Avrei voluto portarla fino a questa bellissima cima. Sarebbe stato un bellissimo momento per me e per lei. Ma le cose non vanno sempre come si immagina di poterle realizzare.
Il telefono squilla: - Pronto Giorgio... sono Antonio... il GPS ha segnato la cima. Guarda che la cima vera è quest'altra più a nord.... - Sono colpito e grato dall'attenzione di Flavio e Antonio per avermi segnalato la via... questo è per me impagabile.
In un lampo ricordo di aver letto che Punta Macerola è più bassa di 26 metri rispetto a questa piramide di neve e roccia. Sono furioso con me stesso. Mi sento furioso per aver commesso l'errore banale di aver scelto la cima più alta pur sapendo che Punta Macerola era la piramide più bassa dell'intera area antistante il Sirente.

Zaino in spalla mi lancio giù per il pendio, corro, sono una locomotiva impazzita. In mendo di 10 minuti sono su Punta Macerola. Dentro ho un turbinio di emozioni. Tutto questo è frutto di importanti riflessioni e dell'enorme stanchezza. Per questa cima ho distrutto tutti i miei principi: ho lasciato Massimo e Valeria da soli, ho smesso di usare la carta geografica, ho perseguito la "conquista per la conquista", una caccia alla cima ormai sterile per la quale sto sacrificando "famiglia" e "amicizie". Ho finito per coltivare l'impresa atletica svuotandola dei principi di "cordata", di "cameratismo", di "aiuto reciproco"... svuotata dei valori morali che tanto conforto mi hanno dato in passato e per i quali valori avevo originariamente fondato il Gruppo Escursionistico Aria Sottile. I principi di amicizia, di prudenza che si potevano far convivere con la passione per la montagna, con il gusto di vivere questi luoghi incantevoli con serenità e pazienza. Luoghi incantevoli capaci di restituirmi la pace e la tranquillità. Luoghi dove cominciai le mie profonde riflessioni sulla vita, luoghi notoriamente vocati, non per nulla, alla meditazione.

Arrivo su Punta Macerola solo per segnare il punto. Evvai ... anche questa volta ho fatto Gol... ma così come quando negli stadi si respira aria di violenza... sento che questo isterismo ha pervaso ogni mia azione, il piacere di collezionare cime è diventato una smania autodistruttiva... già...  perché una sfida contro se stessi porta un vincitore e un vinto ... e sono sempre la stessa persona.

La discesa somiglia più ad un unico grande capitombolo ruzzolante. La neve alta mi pemette di scendere a velocità inaudite. Ora il mio scopo è ricongiungermi al mio gruppetto originario perché solo lì mi sento a mio agio, solo in loro compagnia riesco a godere veramente dello stare in montagna.

Il ritorno per Valeria è stata una prova di resistenza, pazienza e forza di carattere. Gli scarponi duri le hanno massacrato i piedi. Mette un piede davanti all'altro con una lentezza esasperante. Mi sento frustrato ed in colpa per averle imposto un'escursione così impegnativa. Mi carico il suo zaino sulle spalle per alleggerirle il passo. Complessivamente la discesa dalla Bocchetta di Prato Popolo è stata addirittura più lunga della salita.

Flavio e Antonio ci raggiungono durante la discesa, hanno compiuto un percorso ad anello che li ha visti passare su tutte le cime e ridiscendere per il Vallone del Puzzillo: hanno realizzato un percorso di 20 km distribuiti su un dislivello complessivo di oltre 1130 metri.

 

Io e Valeria, con le gambe maciullate dalla stanchezza dagli oltre 16 km di percorso abbiamo entrambi avuto la possibilità di ripensare al modo in cui vogliamo andare in montagna. Per quanto mi riguarda ho coltivato la speranza di poter godere con maggior serenità questi momenti di piacere senza troppo farmi cogliere dalla smania di conquista, in fin dei conti ... volendo riportare il tutto ad una giusta considerazione di Massimo... siamo pur sempre degli Escursionisti della Domenica... e non c'è niente di male in questo... va bene così.

Informazioni aggiuntive