Monte Rotella - Traversata Perpendicolare

Scritto da Sabato, 05 Febbraio 2011 00:00

Sabato 5 Febbraio 2011

Il Monte Rotella, lo dico senza false ipocrisie, non è una montagna particolarmente interessante. Sotto il profilo orografico si presenta come una lunghissima cresta che si estende da Rivisondoli fino a Rocca Pia e oltre in direzione di Sulmona. Questa lunga cresta, percorribile anche in una sola giornata, emerge dall'altopiano delle cinque miglia come un elemento a se stante rispetto alle montagne circostanti.

L'altopiano delle cinque miglia, facilmente raggiungibile anche in inverno (le strade sono aperte per il turismo sciistico) consente di salire a cime di 2000 metri anche in caso di neve alta e complessivamente con non troppa fatica.

Il vantaggio di questa montagna, in se poco attrattiva, è la possibilità di osservare il Monte Porrara, il Monte Amaro abbastanza da vicino tanto da consentire di progettare nuove escursioni.

E' questo, mediamente, l'atteggiamento che si è andato consolidando negli anni. Ogni cima, ogni montagna, ogni crinale diventa il pretesto per guardare oltre... sempre più lontano.

L'idea che sie era formata riguardava la possibilità di affrontare la salita al Monte Rotella in prossimità della Strada Napoleonica (un troncone di strada dismessa che si trova in prossimità dell'ultima galleria che introduce all'altopiano delle cinque miglia).

La salita al Monte Rotella doveva avvenire in condizioni invernali, per godere il più possibile anche del paesaggio innevato.
Per non realizzare la solita salita e discesa dallo stesso versante ho immaginato di realizzare la semplice traversata perpendicolare da un versante all'altro.

Salendo da Sulmona si lascia la prima auto sul troncone di Strada Napoleonica e si porta la seconda auto sul versante opposto (quello di Pescocostanzo, per intendersi) in prossimità di una sterrata bianca che conduce ad un piccolo gruppo di case agricole.

La giornata è una di quelle con cielo terso, luminoso pieno di forti contrasti. Davanti a noi il versante orientale del Rotella. Il bosco che ricopre il crinale è interrotto in un solo punto e decidiamo, così come mi ero prefisso originariamente, di attraversare il bosco in quel punto e salire su neve sperando che questa sia sufficientemente ghiacciata. Nel gruppo di amici un po' tutti ci lanciamo in conclusioni affrettate dicendo... “c'è da salire solo questo crinale? E che vuoi che sarà mai...” la solita dabbenaggine del super-macismo escursionistico.

Con il sorgere del sole la neve che prima era abbastanza croccante comincia subito ad ammorbidirsi e insieme alla neve anche le nostre gambe si fanno molle...

La pettata si rivela più insistente del previsto. Io, G.D.S., D.R ,L.R. sembriamo tutti soffrire un poco. A turno ci diamo il cambio per aprire la traccia nella neve inconsistente e poco trasformata.

Alla fine la salita si rivela essere solo una piccola prova di forza e resistenza. Mi fermo spesso a fotografare ma non riesco a trovare soggetti abbastanza curiosi ed interessanti. Il paesaggio su questo crinale è abbastanza monotono. Solo le foto panoramiche mi danno una certa soddisfazione e ne scatto numerose.

Arrivati in cresta mi concedo qualche momento in più di riposo per godermi il sole, il cielo, il vento fresco e la bella chiacchierata con G. (come anche lui mi chiama … il mio illustrissimo omonimo...ehehhe!). Mi sento onorato di camminare affianco a lui perché da quello che mi racconta sento che ha una notevole esperienza di montagna (molto più di quanto voglia far credere). Finalmente arriviamo in vetta dove un grande omino di pietre cementate porta un cappello in metallo della forma degli Alpini. In vetta anche una croce. Scattiamo le foto di rito e ci seriamo sottovento per mangiare un boccone. Il panorama sul Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise è totale. Si possono ammirare quasi tutte le vette. Manca solo una bella bottiglia di vino... per riscaldarci, per rallegrare l'atmosfera di una giornata già molto riuscita.

Dopo un breve riposo riprendiamo subito la discesa sul versante opposto (quello occidentale).

Scendendo sul versante occidentale si può accusare un certo disorientamento a causa delle numerose gobbe poste a contrafforte dell'intero crinale. Sotto la vetta una conca al cui margine è possibile osservare un omino di pietre fa da riferimento sicuro per la discesa. Superato l'omino il pendio che digrada verso la strada napoleonica si fa più ripido. La neve è bagnata e infida e comincio a sentirmi a disagio. Pongo un problema di percorso aprendo la carta geografica.

Dico che non mi sento a mio agio sul pendio così viscido per cui vorrei deviare all'interno di un valloncello pù protetto. Vengo ignorato completamente. Nessuno si fa carico della mia preoccupazione e tutti proseguono in direzione del ripido pendio.

Il pendio è ripido relativamente, non eccessivamente esposto certo, ma sicuramente scivoloso e una brutta caduta qui non si sa dove andrei a finire. Rimango solo mentre gli altri mi lasciano andare da solo. Sul crinale ci sparpagliamo disordinatamente.

Scendo lungo il canalone in piena sicurezza poi riprendo il crinale quando questo diventa meno inclinato ma... nessuno all'orizzonte. Decido di sedermi su un grande sasso, mi riposo in attesa che qualcuno spunti da qualche parte. E mentre aspetto mi sento un perfetto idiota.

Avevo bisogno di cambiare percorso e sono rimasto solo. Dopo venti minuti di attesa ecco gli altri che scendono a precipizio. Da qui la discesa sarà un corri-corri, fuggi-fuggi... come se qualcuno ci corresse dietro. Il sole è ancora altro ma sembra che non ci sia più niente da godere fra queste montagne. Sono costretto a mettermi al passo con fatica.

Tutto questo non corrisponde con il mio modo di fare escursionismo. Fretta, disattenzione per i compagni, separazione del gruppo. Nel calderone delle mie riflessioni c'è molto, c'è troppo... Quello che vedo è che in questi anni non sono riuscito a rafforzare lo spirito di gruppo. E più facevo appello a regole condivise e di buon senso e più mi si creava il vuoto intorno.

Sono proprio io... allora.... sono io che sbaglio.

Domina la modernità, la prestazione, l'agonismo, la libertà, la superficialità globale... tutto nel nome di un individualismo esasperato.

Era una delle uscite nelle quali era ormai palese (e solitario) il mio scollamento dal resto del mondo, e da quelli che un tempo erano compagni di gita. Tutto questo per aver creduto che il semplice gesto d'accompagnare passo passo un compagno, un amico o solo anche un conoscenze avesse mai avuto un qualche tipo di valore. Tutto questo per aver osato solo pensare che ascoltare un compagno di cordata avesse avuto qualche tipo di importanza.

Questo era diventato il mio mondo in quei momenti. Un mondo senza più qualcosa su cui contare, un mondo senza più qualcosa in cui credere. Solo il vuoto e la solitudine, il vuoto, niente più... se non forse ancora il bisogno di ricominciare da zero...

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