JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 96
JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 62

Cima Lepri e Peschio Palombo con una guida d'eccezione

Scritto da Domenica, 18 Marzo 2012 13:04

Le montagne della Laga, le cui pendici sono sempre così ricche di acqua offrono prati ancora verdi e freschi anche nei primi mesi dell'estate. Fabio, sulle cime della Laga, ci sarà salito decine e decine di volte esplorando gran parte delle cime e passando per vie diverse.

In questi posti ci veniva fin da ragazzino ti racconta quando con il caldo le vacche venivano liberate allo stato brado su per le montagne. E di tanto in tanto bisognava andarle a controllare. Fabio è originario di Grisciano non ama vantarsi di esse uno di quei montanari doc, di quelli che la montagna ce l'hanno fin dall'infanzia.... gli piace semplicemente andare a godersi le sue montagne, i boschi, le creste ed il piacere di camminare.

La giornata si crea un po' per caso un po' per volontà di mettere insieme gli amici del gruppo CAI di Frascati. Con Maurizio era rimasto aperto il capitolo “Cima Lepri” e la scoperta delle pareti strapiombanti del Peschio Palombo mi avevano enormemente entusiasmato. Molti parlavano dell'interessante ed affilata cresta del Peschio Palombo come di una cresta molto esposta. Indubbiamente il versante meridionale è strapiombante ma non si può certo parlare di una cresta esposta quando la stessa cresta risulta essere in realtà molto ampia e sicura coperta nel suo versante settentrionale da pratoni digradanti (seppur in modo ripido) ma mai veramente esposti.

Lasciamo l'auto subito dopo Voceto in prossimità di un piccolo bivio che da un lato conduce verso la chiesetta di San Martino e dall'altra verso il sentiero che conduce al Colle San Giovanni e alla Fonte del Moro.

Il sentiero si svolge fino al colle su strada sterrata ampia e molto agevole. Non c'è possibilità di fraintendere il percorso che si muove in una ambiente neppure troppo boscoso.

Al Colle San Giovanni che si colloca proprio ai piedi del Peschio Palombo cominciamo a vedere qualche traccia di neve, specie nei tratti che rimangono in ombra. La neve, tutto sommato, è poca e tutti i versanti esposti al sole ne sono completamente privi. Ci portiamo sotto un gruppo di alberelli che si trova leggermente spostato verso nord e cominciamo a salire il ripido attacco del Peschio Palombo. Questo probabilmente è il punto più tecnicamente noioso. Erbe, sassi e le tipiche arenarie franabili della Laga. Non è molto sicuro muoversi in questo ambiente. Scherzando mi metto a picconare la terra e l'erba per aiutarmi a salire: il così detto “green-tooling”. Si ride... ma rimaniamo anche molto attenti a non commettere facilonerie.
Fabio era preoccupato per il suo ginocchio, mi aveva avvertito che c'era la possibilità di mandare in “vacca” la giornata. Come tutta risposta l'avevo rassicurato che se dovevamo mandare in “vacca” la giornata chi se ne frega... l'importante era provarci.

La verità è che Fabio ha un passo da vera lepre... io stento a seguirlo ho un fiatone tutto commisurato ai miei ormai 80 chili di peso. L'ho sempre detto... la sedentarietà e il lavoro uccidono... Seguendo un passo regolare seguo Fabio che prende sempre più quota fino a raggiungere la cima del Peschio Palombo. Ora riusciamo a distinguere anche la sagoma della vetta di Cima Lepri. Il Monte Gorzano e il Pizzo di Sevo sono coperti in parte di neve, i canalini che solcano queste montagne sono pieni fino alla quota di circa 1600 metri ma la neve comunque appare davvero poca per la stagione.

Guadagnata la cresta del Peschio Palombo il percorso diventa solo una questione di resistenza. Il passo di Fabio è ottimo, mi rendo conto che la troppa inattività mi ha consumato la muscolatura...

Arriviamo alla Sella di Piè di Lepre per mangiare un boccone. Ci copriamo maggiormente perché il vento sta salendo (è l'inversione termica tipica di questi orari). Tempo di bere e mangiare riprendiamo la strada. C'è da salire l'ultimo strappo di circa 300 metri. Basteranno quarantacinque minuti e saremo in vetta.
A quota 2200 cominciamo a trovare la neve, è croccante ma non si sfonda quindi procediamo piuttosto rapidamente. In cima tira un vento gelido fortissimo facciamo qualche foto rapidamente e ci rintaniamo in una conca presente proprio sotto la cima: il posto ideale per sgranocchiare ancora un boccone e ripartire verso il Cavallo di Voceto.

Fabio indica ogni singolo posto, ne conosce ogni singolo nome. Ha percorso la via Ranna con un gruppo di amici e il tracciolino di Annibale. Quando parla di queste montagne gli brillano gli occhi e un poco lo invidio perché lui è legato profondamente a questi luoghi. Vede cose che io ragazzaccio di città non riesco veramente a vedere.

Per raggiungere il Cavallo di Voceto mi propone la discesa per la spalla occidentale che parte dalla sella fra il Pizzo di Sevo e Cima Lepri. Percorriamo rapidamente la cresta che unisce le due cime fino ad individuare l'attacco della spalla. Da qui scendiamo su pratoni scoscesi. Si scende veloce per toglierci dalla forza del vento che ci congela le mascelle. In meno di venti minuti raggiungiamo il Cavallo di Voceto. Risesco a vedere l'intera cresta del Peschio Palombo come non l'avevo mai vista. Un panorama molto ampio, non particolarmente suggestivo ma interessante.
Sono affascinato dalla valle che si insinua fra il Cavallo di Voceto e Cima Lepri. Ci sono ampi canaloni che scendono dalla vetta e segnano tutto il crinale. Mi viene voglia di percorrerli con la classica tecnica del rampone e piccozza. Sarà per un altro anno.

Dal Cavallo di Voceto scendiamo scendiamo fino al canale dove si raccolgono le acque di discioglimento dei ghiacci. Ho finito l'acqua così decido di riempire la bottiglia con quella del torrentello che si è formato proprio sotto la neve. Bevo quasi mezzo litro è gelida, ha delle particelle sabbiose in sospensione (normale per acqua di superficie) me è buonissima ed il ristoro che procura è impagabile.

Questi i ricordi di Fabio... “Bello era quando in montagna ci si andava con il vino, il pane, il formaggio per starci qualche ora, mangiare, rilassarsi e magari farsi una bella dormita sotto il sole. Che dormite... che si facevano.”

Qualcosa del genere mi era capitato di farlo anche a me... me la fretta di collezionare cime mi imponeva troppo spesso di correre sui sentieri piuttosto che preoccuparmi di godere della montagna in se.

Se da un lato vorrei dedicarmi maggiormente alla “vita in montagna” come momento dello stare e vivere e godere dell'ambiente con maggiore lentezza dall'altra la mai visione della montagna si sta ampliando. Trovo piacere anche nel gesto tecnico ed atletico dell'alpinismo.

Quello che mi è sembrato ci capire è che ci sia spazio per entrambe le cose, vissute sempre in questo meraviglioso scenario ma mai senza perdere quella voglia di benessere che dalla montagna dovrebbe scaturire.

Al Colle San Giovanni scendiamo rapidamente fino a riguadagnare la sterrata che in poco tempo ci riconduce alla macchina. Siamo soddisfatti e pieni di soddisfazione per una giornata piacevole, di un giro escursionistico impegnativo me di ampio respiro sulle affascinanti montagne della Laga.

 

Video