Escursione esplorativa sui Monti della Laga

Scritto da Mercoledì, 11 Gennaio 2012 19:48

Parrebbe che se non c'è vetta allora non riesci a scrivere una relazione... è una follia. Rimango bloccato per giorni senza riuscire a scrivere una riga come se non ci fosse stato un senso all'escursione che ho fatto eppure... eppure...  di cose che ho pensato, di cose che ci siamo detti ce ne sono centinaia.

Poi all'improvviso la relazione viene fuori, fluida come sempre sulla scia duna digitazione veloce ed immediata.

La meta era quella di salire a Cima Lepri da Voceto. L'inverno enigmatico ci sta regalando una giornata dopo l'altra di bel tempo. Per Domenica è previsto sole splendente, contatto qualche amico e Maurizio risponde alla chiamata. E' reduce da un matrimonio ma nonostante il pranzo è pronto e scattante per una giornata di grande escursionismo.

Ho conosciuto Maurizio al CAI sez. di Frascati, sentivo che raccontava che non aveva nessuno con cui uscire, e pochi amici con i quali condividere qualche uscita antelucana... Si pone il problema
di fare il ripasso sulla discesa in corda doppia... lo avvicino e ci mettiamo subito d'accordo per scambiare indirizzi e-mail.

Arrivati ad Amatrice giriamo per la via giusta, a destre prima di entrare in città seguendo le indicazioni per Sommati. Come vuoi come non vuoi... finisco per sbagliare strada e arriviamo in località San Martino vicino ad una deliziosa chiesetta.
Qui lasciamo l'auto e dopo esserci cambiati scarponi partiamo alla ricerca del percorso.
Guardo la carta geografica ma quello che vedo è illusorio. Per una seconda sfortunata circostanza invece di seguire le indicazioni (che ignoro bellamente) prendo una stradina che punta dritto verso l'evidente Cima Lepri. Sbagliare in questi luoghi nuovi non è certo una novità … le stradine vicinali sono tutte simili e è necessario prestare attenzione.

La strada sale gradualmente in direzione dell'imponente massiccio di Cima Lepri.  Per ampie svolte la sterrata prosegue fino al Monticello circa a quota 1522. In basso sentiamo l'acqua di discioglimento della neve che cola nel Fosso San Martino.

Il panorama in questo luogo è incredibile, mai visto, stupendo, meraviglioso, rimango estasiato per le torri e le forme erosive della montagna. Varrebbe la pena di venire qui solo per questo panorama. La neve rende il tutto ancora più interessante. Ci troviamo sotto alla molte rocciosa del Peschi Palombo. La sua cresta (Piè di Lepre) prosegue fino a Cima Lepri. E' bellissimo.

Faccio foto a ripetizione e quasi mi pento dei non aver portato l'apparecchio fotografico reflex. Anche Maurzio sembra apprezzare il paesaggio. Lui ha la sfortuna di aver portato l'apparecchio fotografico con le pile scariche. Scatto qualche foto in più per tutte quelle che non avrebbe scattato anche lui.

Sotto al Peschio Palombo mi rendo conto di aver sbagliato sentiero avendo, in realtà, percorso la variante che da San Martino segue il Sentiero Italia per il n. 300.

Decidiamo di tentare il recupero del percorso programmato rimanendo sotto il Peschio Palombo e tentando di scavallare il Colle di San Giovanni e intercettare il sentiero 367. La neve si fa più alta ed infida, come avevo previsto nei giorni precedenti il manto nevoso è insidioso e copre uno strato di vetrato ghiacciato. Superati alcuni traversi esposti sotto il Peschio Palombo finalmente ci troviamo sul Colle San Giovanni, da qui si apre lo sguardo nel fosso di Iaccio Porcelli e verso la lunga cresta del Cavallo di Voceto. Il panorama non è straordinario come quello che si godeva sul Peschio Palombo ma ugualmente interessante. Continuiamo imperterriti sul nostro percorso un po' tortuoso e finalmente intercettiamo il sentiero 367 ritrovando la segnaletica del CAI sugli alberi e sulle rocce circostanti. Non ci sono dubbi questo è il percorso giusto.

Il problema è che nel frattempo si è fatto tardi... è quasi mezzogiorno meno un quarto. Procedendo con questa velocità, con le continue variazioni di percorso e ravanando nella neve polverosa ci stiamo mettendo il doppio del tempo.
Intercettiamo nel fosso sentiamo l'acqua scorrere sotto la neve, attraversiamo rapidamente giocando qualche momento con la neve poi ripartiamo risalendo verso la Cresta del Cavallo di Voceto. A quota 1622, stanchi e ormai in ritardo sulla tabella di marcia ci rendiamo conto che l'escursione è ormai finita. Inutile continuare. Una stima ci dice che siamo troppo in ritardo e che se continuiamo con questa andatura rischiamo di arrivare in vetta oltre le quattro del pomeriggio.
Ci fermiamo, mangiamo un boccone e chiacchieriamo allegramente del più e del meno. Un argomento che ci vede legati è quello della famiglia. Anche Maurizio ha una bimba piccola e un bimbo in arrivo. Si parla di montagna, di famiglia, di lavoro, tutto quanto con una leggerezza che da tempo non provavo.

Qualche considerazione sulla montagna invernale e sulla tecnica della progressione su neve e ghiaccio.

Erano anni che non sbagliavo percorso... ci ragiono da subito e provo una strana gioia, perché sento che finalmente è tornato il pionierismo avventuroso dei primi tempi, di quelle volte che uscivo senza bene conoscere il territorio. Queste zone, queste montagne, i Monti della Laga riservano ancora molte zone inesplorate (per me nuove). Questo errore è fonte di un nuovo entusiasmo. So che tornerò a breve in queste valli rocciose, su queste creste innevate.

Sono qui per l'allenamento delle gambe e lo scopo è già raggiunto, il paesaggio rende il tutto decisamente piacevole. La Laga può riservare sia al camminatore saltuario che al trekker più smaliziato una infinità di possibilità.

Con Maurizio sento di trovarmi allo stesso livello di preparazione tecnica. In qualche misura ho gli stessi timori, lo stesso rispetto per la montagna. Ci accomuna il pensiero della famiglia ed il fatto che siamo entrambe informatici. Abbiamo entrambe delle ottusità caratteristiche degli informatici. Vorremmo una realtà di bianchi de di neri, di risposte vere o false. Eppure siamo entrambe qui per scoprire le tonalità di grigio della realtà e delle nostre personalità complesse.

Il ritorno avviene per il sentiero giusto (sentiero n. 367) lungo una strada sterrata molto ampia ed agevole. Se fossimo saliti per questa strada ci avremmo messo 1/3 del tempo. Invece fra saliscendi complicati e traversi sulla neve abbiamo tardato. Va detto però che se non fossimo saliti per il Sentiero Italia non avremmo scoperto le imponenti e meravigliose coste rocciose del Peschio Palombo. Questo a dimostrazione che anche un errore può essere portatore di qualche aspetto positivo.

Un tempo dicevo che “se va tutto liscio come l'olio non si impara niente”... anche in questa occasione trovo quanto sia importante commettere piccoli errori. Ci si muove sul filo del rasoio... tutta la vita, l'importante è far si che le circostanze, gli errori, e l'insieme delle coincidenze sfavorevoli non si trasformino mai in tragici eventualità senza ritorno. Si deve sempre avere la lungimiranza di capire quando fermarsi, l'umiltà di ammettere che si è in errore, la capacità di porvi rimedio e di saper aspettare la prossima occasione. Perché Cima Lepri è sempre li... e non si muove...

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Scheda Tecnica dell'Escursione:

    Scheda tecnica ancora non disponibile...

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