Monte Etra, riscattando il proprio "ego"

Scritto da Venerdì, 18 Maggio 2012 19:59

Per buona parte della vita siamo artefici del nostro divenire. Non ci sono dubbi spesso inconsapevolmente... il problema è prendere coscienza che attraverso le scelte possiamo più o meno indirizzare la vita verso certe direzioni.

Siccome però tutto quanto non possiamo realizzare dobbiamo più spesso mantenere i piedi per terra. Anche per le cose più semplici ci vuole impegno.

Ci vuole costanza, tenacia, fermezza e soprattutto avere le idee chiare... cosa che oggi giorno non sempre è facile avere.

Se non posso diventare un buon alpinista almeno dimostrerò che posso mantenere un buono stato di salute, sarò un buon escursionista e soprattutto non lascerò che l'indolenza e la pigrizia siano loro a dominarmi.
Dopo le “luci e le ombre” che ho visto correre sul Gran Sasso, lepri fugaci e furbe... ho deciso che non voglio perdere tempo, per due mattine di seguito mi catapulto fuori dal letto, la primavera e il sole che sorge presto mi aiutano ad uscire di casa. Sono sulla strada alle prime luci del giorno.
Corro per due giorni di seguito.  Per troppo tempo ho lasciato che la mia vita fosse dominata dal mondo... per troppo tempo mi sono lasciato portare dal vento. Ora il vento sono io...

Il terzo giorno sono sulla strada con Alessandro, l'Oracolo... gli ho promesso un passaggio nel bosco, poco dislivello, una camminata non troppo impegnativa. Un'escursione che è un pretesto per fare allenamento, mettere qualche chilometro nelle gambe.

L'obiettivo è una cima troppo bistrattata: Monte Etra (1818 m), una cima che non raggiunge nemmeno i 2000 metri di quota. Avevo individuato questa particolare montagna in una precedente escursione con mia moglie, Valeria e con Massimo N., mi ero ripromesso che ci sarei tornato.

Solo Alessandro sembra darmi credito su queste cime minori, lui scommette sempre su vallate, borghi, cime e boschetti poco conosciuti. Preferisce il bar sciatto e dimesso di un piccolo borgo. E come al solito salendo verso Ovindoli ci fermiamo al piccolo baretto di San Potito. Perché dovrei fare colazione a Ovindoli quanto posso fermarmi a San Potito per aiutare un piccolo commerciante... E' una goccia nel mare... ce ne rendiamo conto, ma è proprio il nostro modo di vivere i luoghi che frequentiamo. Di solito tentiamo anche di farci una chiacchierata con la gente del posto, lo abbiamo imparato da Maurizio Casalini che da questo punto di vista è il nostro inarrivabile maestro della montagna.

Parcheggiamo al bivio della sterrata che conduce da un lato alla Bocchetta di Prato Popolo dall'altra alle Gole di Celano. La sterrata sale dolcemente fino alla Bocchetta di Parato Popolo per quasi quattro chilometri ci troviamo immersi nel bosco della Val d'Arano. Le foglie giovani della ripresa primaverile sono di un verde straordinariamente brillante. E' un ambiente molto riposante e non facciamo neppure tanta fatica per arrivare ai piedi del Monte Etra.
A Prato Popolo ci sono due tavolini di legno, ci si potrebbe comodamente pranzare. Da qui si estende la lunga cresta del Monte Erta per una distanza lineare di circa tre chilometri.
Si sale subito in modo molto ripido, in alcuni tratti siamo istintivamente portati ad usare mani e piedi.
Seguiamo il sentiero segnalato bianco e rosso. I segnavia sulle rocce sono dipinti di recente.
Il sentiero che dalla Bocchetta di Prato Popolo sale alla cima del Monte Etra è perfettamente segnato e si snoda lungo la panoramica cresta della montagna.

L'affaccio sulle Gole di Celano è a precipizio. Straordinario ci permette di osservare l'elegante crinale settentrionale della Serra di Celano. Le pareti sono strapiombanti ma il sentiero è sicuro.

A tratti il sentiero rientra nel bosco per poi di nuovo riuscirne e regalare magnifiche viste panoramiche sulle gole. Io sono esaltato dalla bellezza e dalla varietà del percorso. Un montagna anonima per la sua modesta elevazione ma straordinaria per eleganza e semplicità.

Il bosco consente di fare passeggiate anche in estate concedendo ottimi momenti di refrigeri dal sole cocente. Un'escursione che potremmo facilmente consigliare ai bambini. Solo un tratto su roccette di calcare scavate dall'acqua richiede attenzione. Si tratta di un passaggio esposto verso il precipizio delle gole. Inevitabile sarebbe tenere per mano i bambini che non hanno certo la capacità di muoversi con sicurezza in questi passaggi.

L'ultimo tratto di percorso si svolge lungo la cresta salendo e scendendo scarsi dislivelli. Il vento gelido proveniente da un perturbazione di tramontana ci ha sferzato tutta la mattina. Quando arriviamo in vetta il vento si placa, esce definitivamente il sole e le montagne lasciano intravedere la lontana cima del Monte Sirente.

In vetta ci fermiamo per un panino e una bella bevuta. Riusciamo a godere di una buona mezz'ora di riposo fin quando il sudore comincia nuovamente a gelarsi sulla pelle. Qualche nuvola riprende a coprire il sole... decidiamo di ripartire.

La discesa è veloce, senza esitazione, per questa uscita infrasettimanale dobbiamo necessariamente rientrare su Roma prima che esploda i traffico sulle strade. Vorremmo rimanere maggiormente a bivaccare sull'erba o nel sottobosco ma lo scopo per questa giornata i nostri obiettivi sono raggiunti: allenamento e scoperta del territorio.

Ho mantenuto fede al mio spirito, ai miei pensieri, alle mie aspettative... finalmente da una riflessione, nata ai piedi di un oscuro Gran Sasso, ho tratto una lezione non fine a se stessa. Non pensieri senza effetto bensì la capacità di imparare nuovamente (evviva!!!) dagli errori del passato.

Alessandro sembra molto soddisfatto senza di lui questa giornata sarebbe stata un monologo interiore davvero noioso.

Informazioni aggiuntive

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