Monte Sevice da Passo le Forche

Scritto da Venerdì, 18 Marzo 2005 00:00

Venerdì, 18 Marzo 2005

Ogni scalata porta con sè una infinità di lezioni. Monte Sevice aveva per me in serbo due lezioni. La prima è la lezione di orientamento. Quello che è presente in natura non sempre è di facile interpretazione sulla cartina. Non si può prescindere dal tenere cartina alla mano. Le cartine del CAI sono sicuramente le più chiare e meglio rappresentate. Anche le cartine dell'Istituto Geografico Militare sono ottime ma ti più difficile interpretazione. La seconda lezione riguarda la grande difficoltà di misurare le distanze ad occhio su montagne innevate. Ciò che rende difficile la valutazione delle distanze è il paesaggio innevato.

Parto da Passo le Forche con un errore di 200 Mt. sull'altimetro. L'errore è causato da un insieme di stupide circostanze. Mi sono dimenticato le ghette da neve, non ho fazzoletti ed il freddo mi fa colare il naso in un modo disgustoso. Non sarà un po' di neve a fermarmi, la giornata è soleggiata e meravigliosa. Da Passo le Forche salgo per le coste del Saravastrello fino al Monte Rozza, il paesaggio su Passo le Forche da Saravastrello è spettacolare.

Il paesaggio diventa ancora più panoramico quando si arriva in vetta a Monte Rozza. Da li si apre lo sguardo su Valle di Teve. Proseguendo scendo da Monte Rozza per raggiungere la sella dei Cavalli sulla quale si accede ai prati del pianoro di Capanna di Sevice (Mt. 2119). Di fronte la cresta che porta in vetta al Sevice mi chiama, sono sfinito ma vado comunque.

Quando arrivo in vetta sono esausto. Il vento soffia da est e non posso rimanete a lungo. La sete si fa intensa e mi resta mezzo litro di tè da sorseggiare durante il ritorno. Per il ritorno scelgo il vallone innevato che va dolcemente spegnendosi in un bosco di querce verso Piè di Sevice.

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