Una salita senza macchina fotografica...

Scritto da Lunedì, 21 Maggio 2012 00:00

Monte Sirente per il Canale Majori (Valle Inserrata)

24 Aprile 2006

Quando hai trent'anni sei al massimo delle tue forze fisiche e hai quella minima esperienza di vita che ti consente di muoverti veloce e agevolmente nel mondo senza provare disorientamento. Anche quando sei apparentemente perso. Uscire negli ultimi mesi è diventato più facile. Parto sempre più spesso, dalle prime esperienze ho scoperto che ci vuole una certa dose di incoscienza, un poco di coraggio e tanta, tanta, tanta buona volontà. Alzarsi alle quattro di mattina per essere al freddo e al gelo poche ore dopo è davvero una bella prova di... follia.

Arrivato alle rovine dello chalet del Sirente, ciò che rimaneva dello chalet erano quattro pietre di un vecchio caminetto, si posteggia l'auto scegliendo fra gli ampi parcheggi previsti per i turisti. Da qui si sale lungo una mulattiera ben visibile sulla destra delle rovine.

Attenzione durante l'inverno, la diceria che si possono avere problemi di orientamento nella faggeta è vera. Per raggiungere la base del Canale Majori si possono seguire le "M" indicate sugli alberi... ma attenzione a non mancarne una.... Finalmente si esce dalla faggeta a 1500mt di quota sul colle Ialone da dove si cominica a sfacchinare lentamente e con costanza. Una prima gobba impone una inclinazione prossima ai 50 gradi. Fare estrema attenzione, specie al disgelo, nel canale scaricano continuamente sassi anche di grandi dimensioni, qui il casco sarebbe di prassi obligatoria. Subito dopo il risalto si piega lentamente sulla sinistra salendo fino alla sella del Majori. Qui, dopo circa 600 metri di dislivello si impone una pausa, si levano i ramponi per superare i passaggini di misto sulle roccette che delimitano la sella. La salita in vetta lungo le gobbe che salgono dal versante sud risulta banale e di poco interesse paesaggistico. Il paesaggio di vetta invece è di estrema soddisfazione, con il cielo aperto è possibile vedere: Gran Sasso, Majella, Velino e Simbruini. La giornata sarebbe stata perfetta senonchè le pile dalla mia macchina fotografica sono morte... la montagna rimarrà solo nei miei occhi.

Alle 12.00 finalmente decido di scendere, la discesa per il Canale Majori, affollata da scialpinisti risulterà per me impossinile, sotto il rampone la neve trasformata forma continuamente lo zoccolo scivoloso. Dopo essere sceso per 50 metri nel canalone decido di risalire e di scendere per la valle Lupara, scoperta a tratti dalla neve e con una pendenza assai più bassa. La valle Lupara molto meno claustrofobica del canale Majori ed immerso in un solo splendente si rivela di una bellezza mozzafiato. A 1500 mt nella faggeta ancora le tracce di una recente valanga cha ha spezzato alberi e spostato massi pesanti. La scalta si conclude con una serena passeggiata nella faggeta sulla mulattiera che mi conduce lenta al parcheggio dove qualche alpinista affamato sta affumicando profumate e gustose salsicce nel camino del fù chalet…

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