Monte Viglio con gli amici di Alta Quota

Scritto da Sabato, 16 Febbraio 2008 00:00

Sabato 16 Febraio 2008

Monte Viglio è quella che considero la mia montagna di riferimento ed almeno una volta l’anno mi piace tornarci per ricordare le mie prime incredibili esperienze vissute su di essa.
Stiamo parlando di una percorso semplice privo di grandi difficoltà tecniche da superare.
Da un paio d’anni faccio parte di un’associazione romana nella quale organizziamo anche interessanti escursioni sulle montagne dell’Appennino centrale.
Ho proposto agli amici dell'Associazione Alta Quota un’escursione invernale su Monte Viglio perché penso che sia una montagna eccezionale sia dal punto di vista orografico (conformazione e disposizione) sia dal punto di vista naturale (vegetazione e rocce). Il percorso è piuttosto semplice e alla portata dei più inesperti. Allo stesso tempo è un percorso che sviluppandosi lungo la lunga cresta e i dossi del Monte Viglio offre la possibilità di ammirare panorami di grande soddisfazione. Al Valico di Serra S. Antonio, dove un il bivio da luogo ad un grande spiazzo ed in prossimità di una casa abbandonata lasciamo le auto. Da questo spiazzo una mulattiera si inoltra nella faggeta di faggi a fusto medio alti. La mulattiera segue la linea di livello dei 1600 metri di quota fino alla Fonte della Moscosa un abbeveratoio che si trova proprio sotto l’imponente mole del Monte Piano già visibile dall’interno del bosco. Dalla Fonte della Moscosa si sale sulla destra attraverso un vallone nel quale ritroviamo abeti rossi di rimboschimento. Una volta attraversato il vallone un breve strappo di un centinaio di metri di dislivello conduce ad un balcone che affaccia sulla Val Roveto. Qui una volta era presente una madonnina misteriosamente scomparsa dei mesi precedenti. Da questo balcone si gode di un meraviglioso panorama sul Velino e Sirente e sul gruppo di Pizzo Deta e Monte Passeggio. Da qui osservando la Val Roveto sulla destra abbiamo la vista del crinale settentrionale del Monte Piano. Il crinale è in estate è normalmente segnato da un sentiero evidente. In inverno il crinale va percorso con prudenza tenendosi non troppo sulla sinistra. E’ uno strappo di altri centocinquanta metri su pendio inclinato a circa 30-35 gradi. Da qui il percorso prosegue con una serie di saliscendi sui quelli che vengono segnati come “i cantari” dei grossi mammelloni che si susseguono tutti intorno ai 2000 metri di quota. Il percorso di fa più “tecnico” verso la fine dove un passaggio esposto di rocce e neve ci costringe ad essere prudenti ed utilizzare mani e piccozza anche in discesa. Superato il passaggino ci si para davanti il noto “Gendarme” un imponente dente roccioso ricoperto di ghiaccio e neve ben assestata. E’ possibile evitare il passaggio sul “Gendarme” aggirandolo alla base senza dover correre troppi pericoli. Chiude il percorso un lungo traversone inclinato, si tratta di un crinale esposto alle correnti gelide del vento che è quasi permanentemente coperto di ghiaccio, almeno durante la stagione più fredda dell’inverno.
Il gruppo è composto da amici dalle differenti capacità ed esperienze escursionistiche. Chi più chi meno conosciamo tutti la montagna nei suoi aspetti più disparati. Io sono fisicamente a pezzi. Negli ultimi mesi sono ingrassato e peso più di ottanta chili. Il mio passo è lente vengo superato costantemente dagli altri membri del gruppo. Ma per scelta mi attardo anche per stare vicino Luca M. che quasi da subito ha sofferto di crampi al quadricipite sinistro. Io e luca ne approfittiamo per scattare qualche foto in più di questa meravigliosa montagna di cui non ci sentiamo mai completamente appagati. La giornata è gelida: nella prima mattina abbiamo raggiunto temperature che si avvicinano ai –15°. Fortunatamente l’aria secca ed il sole ci aiutano a superare quella sgradevole sensazione di… gelo. Anche il calore del gruppo, le battute, l’allegria ci scalda continuamente.
Intimamente mi sento responsabile perché non riesco a mantenere il gruppo compatto. Mi piacerebbe che si avesse la possibilità di conoscersi meglio e comunque che si riuscisse ad adeguare il passo a quello meno veloce. Chiaramente per il diverso stato fisico di ciascuno finiamo un po' per disperderci lungo la cresta dei "cantari" finesndo sempre per ricongiungerci nei punti chiave del percorso.
Finalmente siamo tutti in vetta. Il sole è accecante. Tutti quanti abbiamo un bel colorito rossiccio sulle guance. Ma quasi tutti, un po’ per pigrizia, non ci mettiamo la crema solare.
Le foto di vetta sono di rito, alcuni si sbizzarriscono con numerose foto del panorama.
Nel giro di mezz’ora un gruppo di 15 persone del C.A.I. arriva in vetta. Noi ci stiamo apprestando per il ritorno.
Come al solito non ho stretto sufficientemente gli scarponi, il piede ci naviga dentro sbattendo le punte delle falangi sul fondo della tomaia. Decido di concentrarmi maggiormente sulla semplice operazione del “camminare”. Poso regolarmente il piede in orizzontale facendo particolarmente caso alla mia stabilità. I dolori alle falangi del piede passano rapidamente. Arriviamo a Fonte della Moscosa fra scivolate sulla neve ghiacciata e lunghe sfacchinate nella neve che si è sciolta nel corso della giornata.
Il ritorno lungo la mulattiera sembra, come al solito, fin troppo lungo. Psicologicamente non abbiamo più quell’entusiasmo che abbiamo quando saliamo in vetta. Ne approfittiamo per parlare delle nostre esperienze passate, ricordare le escursioni più belle, i nostri piccoli momenti di gloria.
Un’altra meravigliosa giornata sul Monte Viglio si conclude con un te e pasticcini in un bar di Filettino. Ci scambiamo battute ed immaginiamo già le prossime uscite.
Grazie amici di Alta Quota, grazie per aver vissuto insieme queste splendida giornata.

Informazioni aggiuntive

  • Scheda Tecnica dell'Escursione:

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