Monte Canale per la Neviera (Sirente)

Scritto da Sabato, 16 Gennaio 2010 00:00

Sabato 16 Gennaio 2010

Mentre la mia anima ribolle di frustrazioni sospese fra l'indicibile e l'inaccettabile la mia mente razionale invece si crogiolava di un progetto troppo fine, troppo ambizioso, troppo...Quando il progetto nasce sulle carte geografiche, quando il progetto nasce sulla base di ricordi vaghi o fantasticherie immaginifiche il progetto finisce per essere veramente troppo ambizioso.Era l'idea di attraversare il Monte Sirente per tutta la sua lunghezza da Gagliano Aterno a Colle Belvedere (Rovere).Le previsioni, come da alcuni mesi a questa parte, stanno rovinando ancora una volta i nostri piani.Le telefonate fra me e Doriano si susseguono ripetutamente totalizzando un “nulla di fatto”. Si va, non si va, dove si va, dove non si può andare.Poi la voglia di grandi imprese ha il sopravvento. Propongo a Doriano un pacchetto di tre diverse opzioni: Monte Amaro, Monte Corvo, Traversata del Sirente. Sento che qualcosa si muove... ci diamo alcune ore per pensarci su.L'ultima telefonata è quella decisiva. Vada per la Traversata del Sirente. E' un'idea folle ma contiene in se alcune possibili alternative in caso di maltempo.

In macchina siamo in quattro: D.R., L.R., Diego e io, tutti e quattro preparatissimi a sostenere un'impresa improba di ben 18 km su terreno innevato e con più di 1000 metri di dislivello.A Gagliano Aterno ci sono nubi ovunque. Il territorio è sconosciuto e ogni possibilità esplorativa è esclusa per mancanza di visibilità. Decidiamo di ripiegare su un'escursione classica: la meravigliosa salita dalla neviera.Non mettiamo limiti alla provvidenza. Inconsciamente speriamo tutti in una possibile mutazione delle condizioni climatiche. Da Gagliano Aterno torniamo allo chalet del Sirente. Lasciamo l'auto per compiere la salita lungo il sentiero numero 15 che porta fino alla neviera.Non fa eccessivamente freddo e siamo pronti in pochi minuti. Incontriamo la neve praticamente subito. Ma la cordata sembra piuttosto una brigata dei bersaglieri. Il passo è marziale e senza esitazione. In appena un'ora riusciamo a salire 500 metri di dislivello, la prestazione è da veri atleti e nessuno di noi accenna a volersi fermare.La faggeta è immersa in una luce grigiastra, tenue e surreale ma in questa zona riconosciamo ogni singolo albero, ogni singolo masso. Il sentiero numero 15 interseca il sentiero numero 18 e una segnaletica poco chiara, in questo punto chiave, rischia di farci perdere l'orientamento ma la vista acuta di Diego ci consentono di individuare alcuni segni lontani apposti sulla corteccia degli alberi.

In queste circostanze ci si rende conto che per praticare con sicurezza escursionismo invernale ci vogliono ben tre doti: conoscenza del territorio, capacità di individuare il percorso e soprattutto una sorta di calma-concentrazione. 

A quota 1600 ci raggiunge un gruppo di scialpinisti, sono i velocissimi Cavalieri della Polvere, come noi vogliono raggiungere la neviera. Ci scambiamo qualche opinione sul percorso fra il faceto e lo scherzo come a far finta di esserci smarriti in questo bosco fitto di alti faggi.All'uscita dal bosco, proprio ai piedi della neviera un segno di valanga ci mette sull'attenti: dovremo prestare attenzione, questo non è un versante da prendere sotto gamba. I miei ricordi corrono ad Antonio C. travolto da una slavina proprio nel 2008 su questo versante. La nebbia si fa più fitta a mano a mano che saliamo. Ci siamo già infilati i ramponi e considerate le temperature degli ultimi giorni è probabile che troveremo ghiaccio in tutto il canalone. L.R. è alla sua prima esperienza di picozza e ramponi e se la cava meravigliosamente. Anzi è stupito dalla sensazione di sicurezza che i ramponi gli danno sulla neve. Lui forse non sa che proprio i ramponi a dodici punte hanno cambiato la storia dell'arrampicata già a partire dagli anni trenta del secolo scorso. Saliamo piantando ramponi e picozza mentre seguiamo le tracce dei Cavalieri della Polvere con i quali sta diventando sempre più divertente condividere la salita.

Lentamente un bagliore si fa sempre più intenso, le forme della montagna, della roccia e del ghiaccio si fanno sempre più definite. Il grigio della nebbia diventa un bianco lattiginoso fino a scomparire lentamente. A quota 2100 usciamo dalle nubi e ci accoglie una luce paradisiaca, un sole abbacinante. Siamo sull'orlo dell'estasi divina. Io rallento per godermi l'uscita in cresta. Sono emozionato e non vedo l'ora di godermi il panorama. Sotto di noi si stende un mare di nubi piatto e calmo come una specie di paradiso. Il sorriso è sui nostri volti. L'obiettivo per questa giornata di picozza e ramponi è come fosse già raggiunto. Ora raggiungere la vetta di Monte di Canale è solo un pro-forma. 

D.R. ed io scattiamo fotografie a ripetizione. Non riesco a fermarmi, neppure la sete mi impedisce di scattare le foto che per settimane ho agognato.Usciti dal canalino, in cresta non troviamo nessuna cornice, la neve è ghiacciata, solo vagamente accennata una stratificazione sospetta della neve. In cresta giriamo sulla sinistra e procediamo spediti verso Monte di Canale. Vorremmo arrivare fino al San Nicola ma la sua cima è coperta dalle nubi. E' tardi e siamo già sufficientemente stanchi, abbiamo percorso ben 5,5 chilometri su terreno innevato ed è già straordinario essere qui. Decidiamo di tornare indietro fino all'imbocco del canalino e decidere se proseguire fino alla vetta del Sirente oppure scendere per la via di salita.

Informazioni aggiuntive

  • Scheda Tecnica dell'Escursione:

    Scheda tecnica ancora non disponibile...