Gruppo Escursionistico Aria Sottile

Diario di viaggio in Montagna - Trekking - Escursionismo - Alpinismo - Appennino

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Ultima modifica: 30 Maggio 2015

Come vuoi perdere la tua partita?

Scritto da 

L'Appennino certamente sforna un gran numero di camminatori... ottimi camminatori… L'Appennino sforna anche qualche ottimo arrampicatore e pochissimi ottimi alpinisti. Sono pochi i grandi veri alpinisti nati cresciuti sulle pendici del nostro bellissimo Appennino.

Daniele Nardi si allenava vicino casa sul Semprevisa. Veniva fa Sezze, nella collinare provincia laziale. Ma Daniele era un Alpinista con la “A” maiuscola.

Dal 24 febbraio momento in cui non si sono più ricevute notizie di Daniele e del suo compagno di cordata Tom Ballard, abbiamo avuto tutti il cuore in gola. Lo abbiamo avuto noi che ad arrampicare andavamo alle falesie di Norma.

Abbiamo avuto il cuore in gola fino ad oggi. Quando qualcosa si è rotto dentro di noi.

Oggi la triste notizia. Grazie ad un telescopio l'alpinista spagnolo Alex Txikon ha identificato 2 sagome a quota 5900 m. Sono inequivocabilmente le sagome di Daniele Nardi e Tom Ballard.

Mentre li cercavano tutti quanti ci chiedevamo se questa loro avventura, se questa loro rincorsa di un sogno folle avesse senso o meno.

Mi sono continuamente fatto un milione di domande e mi sono dato allo stesso tempo un milione di risposte diverse ogni volta.

Il mio pensiero è andato continuamente al figlio ancora piccolo a che ora dovrà rinunciare in modo definitivo al padre.

La scelta di inseguire un sogno folle quello della scalata allo Sperone Mummery poteva sembrare a molti una rincorsa al suicidio.

E noto, infatti, che sopra lo Sperone Mummery insistono delle imponenti seraccate che scaricano costantemente blocchi di ghiaccio di dimensioni inverosimili. Messner dice che cadono palazzi interi di ghiaccio.

E quando non si sono avute più notizie di Daniele e Tom tutti quanti ci siamo chiesti se li avremmo mai più rivisti vivi o no. Tutti abbiamo pensato a quelle terrificanti valanghe di ghiaccio.

Daniele, per me non è uno qualsiasi. No… Daniele era uno di noi dell'Appennino nato e cresciuto sulle pendici di queste “montagnette” che amiamo tanto. Lo avresti potuto incontrare al Corno Grande, o su una delle altre cime di 2000 metri come fanno tanti di noi collezionisti di cime.

Ciò che adoravo era il suo entusiasmo, il suo modo di raccontare il piacere di “stare” in montagna. La gioia e il divertimento di mettere alla prova se stessi scaldando queste montagne.

Adoravo il modo in cui affrontava la sfida con un briciolo di spericolatezza.

Adoravamo la sua gentile arroganza. La sua semplicità.

E mentre procedevano le ricerche e mentre passavano i giorni ho cominciato ad odiarlo e allo stesso tempo ad amarlo per aver sfidato questa missione che tutti sapevano essere impossibile.

Pensando a lui ho provato a capirlo ricordandomi quando salivo sul ghiaccio di notte.

E l'ho invidiato perché lui era riuscito a fare, senza compromessi, tutto quello che io non ero riuscito a fare.

Allo stesso tempo non l'ho invidiato affatto: lui si era infilato in un luogo che io considero molto simile all'inferno.

L’ho invidiato perché lui ci stava comodamente in quell’inferno. Daniele quei luoghi freddi e impervi li amava perché sono meravigliosi. Probabilmente era un uomo competitivo, era travolto dalla “sehnsucht” della montagna (il doloroso bramare del romanticismo).

La montagna lo riempiva e lo faceva sentire vivo come quando faceva sentire vivo me quando le prime volte scalavo montagne in jeans e pedule bucate.

E se da un lato penso che io oggi non andrei mai più a cercarmi il pericolo come lo ha fatto lui dall'altro ne capisco il senso.

Ho avuto due figli piccoli e non lascerei mai che loro dovessero rinunciare al loro padre solo per un mio sogno... per un desiderio che alcuni chiamerebbero... "egoistico". Quel sogno (egoistico) tuttavia dava senso alla sua vita. Daniele era quel sogno.

Come dice Nives Meroi non puoi giudicare l'operato di un altro alpinista. La propensione al rischio e la sua percezione è un fatto del tutto soggettiva.

Ha ragione Nives Meroi.

Probabilmente Daniele doveva prima di tutto essere fedele a se stesso, una cosa che molti di noi non riescono a fare. Nella vita di tutti i giorni siamo fin troppo abituati a fare compromessi, badando costantemente agli equilibri che corrompono il nostro intimo modo di essere. Forse il nostro bisogno di vivere sociale ci fa accettare dei compromessi che limitano la nostra natura e forse la nostra vita.

Ricorderemo Daniele Nardi come colui che ha avuto il coraggio e la forza di rimanere se stesso fino in fondo. Spinto da una forza entusiasmante e trascinante che portava con sé nel suo modo di affrontare la vita e le scalate.

Sulla pagina di Daniele ho letto tutto e il contrario di tutto, ma leggendo ho pensato tutto e il contrario di tutto.

Ma le frasi che mi piacciono di più sono quelle che vedono Daniele sono un’aura mistica di eroismo. Sì perché noi uomini qualsiasi di tutti i giorni abbiamo un assoluto bisogno di uomini come lui. Abbiamo tutti bisogno di eroi da poter imitare, da poter copiare o scimmiottare.

Forse Daniele sentiva questa responsabilità, non solo verso di noi ma verso se stesso.

Su Facebook leggo tante frasi, ne cito solo alcune...

Nicola T.: Grandi Uomini... che tracciano la strada. A volte sono Poeti, a volte sono Musicisti, a volte sono Filosofi e altre volte sono Montanari.

Ognuno di noi ha le sue montagne da scalare. Daniele, forse non avrà raggiunto la vetta della montagna e forse non la raggiungerà più, ma sicuramente ha raggiunto la vetta più importante per un uomo, spingersi oltre i propri limiti, al punto di cambiare se stessi…

Luigi B.: Vado in montagna più per la paura di non vivere che per quella di morire…

Qualcuno invoca il rispetto, qualcuno invoca il silenzio per questi eroi.

Samuele M.: Io mi chiedo solo perché....?!? Perché far crescere un figlio solo partendo per questo suicidio.... Perché?!? Boh…

Samuele scrive come avrei potuto scrivere io. Eppure ora che i miei figli stanno crescendo mi rendo conto che l’unica vera grande responsabilità che ognuno ha è quella verso se stessi. Se sei onesto e diretto con te stesso, fedele verso i tuoi sogni non avrai mai nulla da recriminare, nulla da rimproverare a nessuno.

Responsabilità verso se stessi significa limpidezza verso gli altri, non facile opportunismo sociale. Lo Stile Alpino tanto amato da Daniele Nardi era il distillato di questa responsabilità verso se stessi. Un concetto tanto difficile da esprimere quanto difficile da insegnare.

La voglia di partecipare alla vicenda è stata fortissima. Ognuno dicendo il proprio punto di vista, degno o non degno, competente o meno in materia. Tutti abbiamo vissuto con profonda vicinanza la ricerca dei due alpinisti.

Abbiamo vissuto con tanta vicinanza perché di fatto c’è una cosa che ci lega tutti e quella cosa è “la maledetta partita a scacchi contro la morte”. Tutti siamo costretti a questa oscura partita.

Ciascuno di noi tenta di fare iconti con il proprio avversario in un modo… o nell’altro… Ma sappiamo tutti che perderemo comunque la partita!

Quello che ci ha insegnato Daniele è racchiuso in una domanda: come la vuoi perdere questa partita?

Daniele l’ha persa con onore!

Evviva Daniele!

Ultima modifica il Domenica, 10 Marzo 2019 17:10
Giorgio Carrozzini

Consulente Web, Webmaster, esperto in siti web per odontoiatri. Per passione gestore di numerosi siti di montagna. Giorgio ama andare in montagna esplorando el numerose possibilità fuori e dentro di se... questo è il suo Blog!

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