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Ultima modifica: 30 Maggio 2015

Alp n. 1 - Speciale ritratti - Reinhold Messner

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E’ difficile parlare di un uomo come Messner. O forse, più semplicemente, è già stato detto tutto.

Il n. 1 di ALP Speciale Ritratti è dedicato a Reinhold Messner. E non è che dica qualcosa in più o in meno. E’ una rivista polifonica dove le opinioni su Messner si fanno sentire. In tutti i sensi.

Oggi Messner è un imprenditore specializzato in musei di montagna. Ieri è stato un alpinista purissimo. In realtà non è mai stato un semplice arrampicatore di pareti, sia pure con i giusti mezzi. E’ stato un monomaniaco della montagna che aveva fatto di un adagio il proprio infaticabile credo:sapere tutto di una cosa soltanto.
Così ha iniziato a scalare giovanissimo ed ha segnato un periodo caldo della nostra storia:gli anni 60. Prima scalava con i fratelli, con Gunther, poi da solo. L’estate del 1969, per esempio, è stata un’età d’oro per lui. Sia per una condizione di grazia fisica pressoché angelica, sia per la rapidità estrema con cui superava le pareti da solo.
Ecco, forse il termine superare non rende abbastanza efficacemente agli occhi della mente cosa significasse per Messner una cima, una vetta. Superare è un verbo inadeguato. Messner doveva prendere la parete ed in qualche modo triturarla mentalmente per impossessarsene nell’intimo. Di sé e della roccia.

La morte del fratello rappresenta una battuta di arresto. E’ nel 1970 che si verifica questo accidente umano ed alpinistico. Gunther scompare sul versante di Diamir del Nanga Parbat.
Per Messner quella scomparsa non si placherà più. Sarà una costante discesa del cuore all’interno di un ghiacciaio sempre in fiamme. Sarà la sua vera morte in montagna.
Se Bonatti trascorre un’intera notte sul K2 lottando contro le ombre della morte, e ne esce diverso ma fradicio di echi perenni, Messner vive e vivrà la scomparsa di Gunther come un rito doloroso che non si spegnerà mai.
Fino a chiamare l’altro fratello Hubert - il quale compie alcune traversate insieme a lui – Gunther, quando lo vede cadere in acqua. Al Polo. Dopo che un iceberg gigantesco gli era andato contro  sferragliando come un treno merci e diffondendo un fiato intorno come una gigantesca valanga sulle Droites.
Ma qui siamo già alle spedizioni. In una fase diversa delle vita di Messner. Ogni fase della sua vita è diversa. Ecco perché non è mai stato un alpinista purissimo. E’ stato piuttosto un uomo capace di cambiare muta ad ogni stagione ed ogniqualvolta vedesse il proprio corpo cambiare. Messner non possedeva soltanto un occhio chirurgico ed”intelligente” per individuare quale fosse la via più adeguata ed estetica anche sotto la neve. E’ un uomo capace di mutare, anzi di fare la muta, a seconda delle stagioni della sua vita. Ed è come se avesse vissuto già dieci vite. A differenza degli altri alpinisti, in qualche modo più ancorati al proprio settore e meno rinascimentali nei propri mezzi, Messner riesce a fare tutto.

La fase successiva è quella straordinaria dei quattordici ottomila. E’ il primo uomo sulla terra ad inanellarli tutti. C’è un momento in cui la scalata degli ottomila diventa una corsa contro il tempo e contro il polacco Kukuctza. E qui Messner fa il finto nel momento in cui dice che non ha mai sentito la competizione personale.
Messner la avverte in modo preponderante ed infatti accelera al massimo le scalate degli 8.000 prima di tutti gli altri. Mente, però, sull’importanza del suo primato, ossia sul fatto di averlo fatto per primo. Cela l’importanza di averlo fatto per primo con l’argomento razionale di avere compiuto una scalata importante per sé. Come quando arriva sull’Everest senza ossigeno. In quel momento Messner è cosciente di sovvertire, anzi di infrangere un tabù stile uomo sulla luna. In quel momento è il re della terra.
Nel frattempo cresce un altro Messner. Quello che spacca lo schermo. E quello che scrive da matti. Messner non è uno scrittore ma scrive in maniera edibile, possiamo dire così ? Si fa leggere volentieri. E la sua produzione è a cascata. Ma anche se non è uno scrittore finissimo, resta uno scrittore efficace. La sua prosa è scolpita. Anche qui ci sono però dei battiti di originalità pura che ne fanno un intellettuale  ed un montanaro assolutamente atipico.
Messner nasce come articolista, con L’assassinio dell’impossibile, il quale è un breviario dell’arrampicata senza artificiale, ed è uomo che fa parlare di sé tutto il mondo della montagna anche con gli scritti.
In fondo sono davvero pochi quegli alpinisti che abbiano saputo scrivere qualcosa in più di un semplice recit d’ascension.
Messner ragiona loicamente, in modo anche troppo astutamente razionale a volte sì da non lasciare via di fuga al lettore, ma porta dentro i propri scritti una ventata di ribellione, anarchia e spregiudicatezza tali da farne un’icona già nei primi tempi della sua carriera.
I suoi esordi cominciano dalla Rivista del Cai ed hanno sviluppi imprevedibili fino alla pubblicazione su riviste elitarie ed acuminate come Micromega. Dove la penna dell’alpinista non ha mai dimenticato il drago che è in lui. Quella creatura che Messner diceva di dover sempre alimentare per non perdere un pezzo importante di vita e di sogno.
Mi piace pensare che quel drago non abbia mai cessato di ricercarlo. E lo abbia visto anche nello yeti, o tsemo. Ossia quella creatura soprannaturale, ma in qualche modo consustanziale all’alta, anzi altissima montagna, la quale rappresenta l’ultima spiaggia dell’umanità. Il confine della purezza e l’ultimo lembo di terra da contaminare. Pubblica un libro per i tipi Feltrinelli che lascia un poco stupefatti gli alpinisti. Dove dice di avere visto per ben due volte lo yeti. Se da una parte un libro del genere può essere scritto soltanto da un uomo come Messner il quale trova con facilità un grande editore disposto a pubblicarlo, va considerato che esso non è e non può essere considerato il libro di un pazzo visionario. Né quello di uno spietato mercante di sé stesso. E’ invece la continuazione interiore di una vita lanciata alla ricerca del drago. Si deve dire che esso è forse uno dei libri più intimi e raccolti di Messner:è un’opera intimista dove Messner sembra fermarsi un momento e cercare chi è scomparso. Gunther, lo yeti, una risposta, un’altra vita.

Continua frenetica la sua attività di conferenziere e di pubblicitario di sé stesso. Fa la reclame dell’acqua, delle macchine fotografiche, dei giubbotti e di tutto ciò che possa servirgli da sponsor per aiutarlo nei suoi viaggi attraverso il mondo.
E’ un alpinista ricco, Messner. Quello che gli altri non gli hanno mai perdonato è – credo – il drago economico che ha sempre tenuto nella cantina del castello. A differenza degli altri suoi colleghi, Messner ha saputo succhiare denaro dagli sponsor come un’idrovora. Ma in maniera anche qui – come dire – ragionata. Messner è stato una star dell’alpinismo e quindi anche questo è un aspetto della sua vita. Ma soprattutto del suo carattere. Oggi , forse, gli si invidia un tenore di vita elevato, davvero molto elevato.

Credo che sia un sentimento sbagliato, tutto sommato. La capacità di Messner è stata anche quella di sublimare nel denaro i propri infiniti ed illimitati talenti naturali. Anche se la determinazione è sempre stata l’arma più usata da Messner. Ed il calvinismo non c’entra niente.
Oggi ha inaugurato la via dei Musei di Montagna ed anche in questo ha aperto una fase diversa della sua vita. L’attività letteraria è ormai divenuta più scialba e meno ruggente di prima. La sua pagina tende ad annoiare. Prende di meno per la gola il lettore. Prima, ci si divertiva a leggere i suoi libri. Belli sodi ed attraenti. Ma la mente creativa che ha non lo lascia ancora dormire. E’ probabile che, di notte, oltre al soffio leggero in cui è scomparso Gunther, avverta ancora le grida bramose di quel drago impazzito che molti hanno cercato di assassinare.

 

Alp Speciale Ritratti – Reinhold Messner – Marzo – Aprile 2008 euro 6,50 – CDA & VIVALDA EDITORI.

Letto 2955 volte Ultima modifica il Mercoledì, 30 Maggio 2012 13:30
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